Dalla pellicola al pixel

Ottimo esordio per “i dopocena alla Bottega“.

Lunedi 13 gennaio dopo una buona cenetta, conclusa con un tipico liquorino alla menta  di Pancalieri, ci  siamo trovati verso le 21 con un nutrito gruppo di amici, alla Bottega del ciabattino.   Tema dell’incontro: il passaggio epocale nel mondo della fotografia dalla pellicola al digitale. E per questo,  ho pensato di scomodare due mostri sacri nel mondo del fotoreportage, Piero De Marchis e Daniele Solavaggione, il primo reporter per l’agenzia Moisio e poi per il giornale La Stampa dagli anni 50 fino agli anni 80, gli inizi con una macchina a lastre, la pesantissima speed graphic, per poi passare al formato 135, sempre rigorosamente a pellicola. Daniele invece, figlio d’arte, nato e cresciuto nel mondo della camera oscura, ora titolare dell’agenzia fotografica “Reporter” attuale  collaboratore de La Stampa, lavora con un corpo Nikon D3S .

 Piero col suo affascinante bianconero ha catturato immagini storiche, da Pelè a Sivori ai detenuti del carcere dell’Asinara, mentre Daniele ci ha fatto rivivere con il colore momenti indimenticabili, sua la foto (che ha girato il mondo)  di Bono Vox degli U2 che durante una pausa delle prove del concerto fatto a Torino nell’agosto 2010, distribuiva le pizze ai fans che lo attendevano fuori. Dopo questa bellissima presentazione, si è entrati nel vivo della serata,  il pubblico, incuriosito  da questo scontro generazionale, ricco di aneddoti e di particolari tecnici, dava il via ad una serie di domande:  meglio le comodità del digitale o l’atmosfera bohemien della pellicola, Piero racconta dei suoi reportage, quando in trasferta, trasformava il bagno dell’albergo in camera oscura, per poter stampare le foto di un servizio e poi inviarle al giornale tramite un pesantissimo apparecchio per telefoto,  dovevi metterci del tuo, inventarti le  situazioni, ora  è tutto più semplice, basta collegare la macchina fotografica al un telefono cellulare e l’immagine arriva in redazione. Ci sono meno scatti di cronaca nera (i bei tempi, quando si passavan le notti in Questura giocando a poker)  ma più scatti dedicati al sociale. Ascoltando Daniele, capisci quanto è bravo, ogni sua foto ha una storia, ha un suo significato,  il taglio, l’inquadratura, la luce.

Proprio vero,  col digitale son tutti fotografi, ma i bravi  fotografi emergono e si differenziano sempre  perché:  “la classe non è acqua, ma nemmeno pixel”.

Come sempre in questi casi, il tempo vola e solo l’ora (maledettamente tarda) chiude la serata.      La promessa a tutti e di tutti……quella di ritrovarci il più presto possibile.

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