All’inizio fu Grand Hotel

A Pancalieri, mio padre era gestore di un cinema e possedeva un edicola, da ragazzino ho visto centinaia di film e ho letto tanto, di tutto, anche i fotoromanzi. Mi raccontava spesso, che il suo amico Ottavio Pochettino, che aveva un officina di riparazioni cicli e moto, quando voleva fare arrabbiare la moglie, le diceva sempre: “ses nen buna a basè, t’dove lese l’Grand Hotel” tradotto: non sei capace a baciare, devi leggere il Grand Hotel.

E’ il 26 giugno 1946, nemmeno un mese è passato da quando l’Italia è diventata una Repubblica, quando nelle edicole esce il Grand Hotel, sedici pagine di storie d’amore disegnate a fumetti da Walter Molino (che lavorava anche per la Domenica del Corriere) costo Lire 12. Si racconta che dopo le prime 100.000 copie il primo numero venne ristampato per ben 14 volte in pochi giorni, fu un successo, questo giornale contribuì a risvegliare la fantasia popolare, i sogni sentimentali degli Italiani per troppi anni sopiti dalla dittatura e dalla guerra.

Fu tuttavia lo sceneggiatore e commediografo Cesare Zavattini un anno dopo a creare la rivista Bolero, con lui i disegni vennero sostituiti dalle fotografie, si chiamavano cineromanzi perche i primi racconti venivano creati prendendo i fotogrammi dei film e aggiungendo didascalie e fumetti, tra questi vanno ricordati: La Principessa Sissi con Romy Schneider e poi Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson coi classici Catene e Tormento In seguito si aggiunse la rivista Sogno che fece debuttare nei fotoromanzi una promettente Sofia Lazzaro conosciuta poi come Sofia Loren.

Il boom avvenne negli anni 50, nato sulle radici dei romanzi rosa di Liala, i fotoromanzi diventarono un mezzo di cultura popolare di massa, pensato soprattutto per un pubblico femminile (non mancavano gli uomini attratti da questi racconti). Va detto che oltre a Zavattini, personaggi come la scrittrice Lucia Peverelli o il regista Damiano Damiani collaborarono alla realizzazione dei testi , con loro gli interpreti parlano di emancipazione, le donne non sono solo casalighe, ma fanno scelte autonome, lavorano, diventano impiegate, hostess, modelle. Le istituzioni guardano con attenzione a questo cambiamento e se da un lato la Chiesa boccia i fotoromanzi ritenendoli peccaminosi e per il Partito Comunista sono una tentazione borghese, sarà tuttavia il PCI ne l 1953 a sfruttare l’onda pubblicando una storia che si intreccia tra amore e sindacato, a cui la Chiesa replicherà qualche anno dopo, pubblicando il suo primo fotoromanzo su Famiglia Cristiana nel 1959, naturalmente con storie di santi.

Negli anni 60 inizia ad occuparsi di fotoromanzi anche la casa editrice Lancio, al tema romantico e sociale si affiancano sceneggiature di tipo poliziesco e giallistico che spesso per la loro storia a puntate, richiedono la lettura di più numeri. I fotoromanzi Lancio vendono 5 milioni di copie al mese, hanno nomi come Lucky Martin, Charme, Jacques Douglas, Lancio Kolossal, la qualità aumenta notevolmente, le location sono città come Parigi o New York, i divi non si chiamano più Massimo Serato, Carla Gravina o Corrado Pani, ora troviamo Michela Roc, Katiuscia, Adriana Rame, Kirk Morris, Max Delis e su tutti Franco Gasparri, il grande e sfortunato divo di quegli anni, il tragico incidente che lo vide coinvolto nel 1980 lo lascio paralizzato e segnò in un modo o nell’altro il declino dei fotoromanzi, superati ormai dalle tv libere che proiettavano telenovelas e soap opera. Morì il 28 marzo del 1999 e con lui morì una parte di storia della nostra generazione.

Informazioni su labottegadelciabattino

Sono un curioso del XX secolo
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