Macario, Torino e la Bomboniera

“….se ogni tanto la cultura piemontese godesse di qualche passaggio in tv, anche un attore squisito come Macario potrebbe godere di rinnovata fortuna” (Massimo Scaglione)

Cercando l’altro giorno, vecchie fotografie del Giro d’Italia, ho trovato quelle con Macario che dava il via alla partenza da Torino nel 1947. Già Ermino Macario, semplicemente Macario, in quel periodo era all’apice del successo teatrale, il pubblico lo adorava e i torinesi ne andavano orgogliosi.

Nato il 27 maggio 1902, in via Botero 1 a Torino, in una casa dove la madre è portinaia e lui vive insieme all due sorelle, il papà è via e forse non lo vedrà mai, cresce in fretta anche per aiutare la famiglia e tra un lavoro e l’altro entra in una compagnia teatrale, quelle tipiche che giravano per i paesi. Finchè nel 1925 viene notato dalla famosa soubrette Isa Bluette (Creola dalla bruna aureola…), che lo scrittura come comico nella sua compagnia. Lì Macario non solo inizia a dare forma al suo personaggio, occhi un pochino tiroidei, ricciolo sulla fronte e quello sguardo stralunato, ma con arguzia riesce anche a capire l’importanza della presenza in scena di quel malizioso contrasto tra la sua ingenua fanciullezza e l’erotismo delle belle soubrettes, fattore che più avanti gli darà notorietà.

Nel 1930 infatti Erminio Macario fonda la sua compagnia teatrale e grazie a questa sua accoppiata scenica ogni anno presenta nuovi spettacoli (saranno più di 50), lanciando e accompagnando al successo splendide soubrettes e attrici, prima fra tutti una certa Anna Menzio meglio conosciuta come Wanda Osiris, in seguito personaggi come Isa Barsizza, le sorelle Nava, Lauretta Masiero, Marisa del Frate, Valeria Fabrizi, Sandra Mondaini e Delia Scala, con Macario sempre due torinesi di lusso a fargli da spalla: Carlo Campanini e Carlo Rizzo. La parlata tipica piemontese, al tempo sinonimo di arguzia e autoironia (forse per reminscenze sabaude) diventa insieme alla sue battute un vero e proprio tormentone che poi porterà anche sul grande schermo, Macario ha infatti al suo attivo oltre 40 film, molti dei quali girati insieme a Totò.

Alla perenne ricerca del suo sogno, quello di aprire un teatro tutto suo, Macario negli anni 70 abbandona ricciolo e lustrini e si da al teatro di prosa, iniziando con la rivisitazione del classico: Le Miserie d’monsù Travet, proseguirà poi con altri grandi successi dialettali piemontesi: Bastian cuntrari, Tl’as mai fait parei! (dove lanciò Gipo Farassino) e Due sul pianerottolo con Rita Pavone. Nel 1977 Macario riuscirà ad avverare il suo sogno, non con pochi problemi, realizzando il Teatro La Bomboniera in via S.Teresa 10 a Torino. Morirà tre anni dopo e il suo teatro diventerà un seguito una discoteca e poi verrà definitivamente chiuso, un po come i ricordi dei torinesi nei confronti di Macario.

A leggerla oggi, con il peso del tempo trascorso, l’ironia della famosa frase di Macario che parlava di Torino lascia l’amaro in bocca: “Io poi alla mia città gli ho sempre voluto bene, non l’ho mai dimenticata. Anche se qualche volta ho ricevuto un calcio nel sedere”.

Informazioni su labottegadelciabattino

Sono un curioso del XX secolo
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