E li chiamavano Alleati

La linea Gustav, voluta e fortificata da Hitler nell’ottobre del 1943 divideva in due l’Italia, a nord presidiata dalla Repubblica Sociale Italiana e dai tedeschi, a sud gli Alleati, la linea partiva dall’adriatico all’altezza di Ortona, comune situato a sud di Pescara e raggiungeva in diagonale a ovest la foce del fiume Garigliano, al confine tra il Lazio e la Campania, passando per Cassino e le zone della Maiella.

Dopo ripetuti tentativi le forze Alleate, grazie soprattutto all’eroico contributo delle forze polacche riuscirono a sfondare la linea e dirigersi verso Roma. I bombardieri americani avevano devastato il territorio e le bellezze architettoniche della zona, una su tutte l’Abbazia di Montecassino completamente rasa al suolo. La popolazione pensava che a questo punto, fosse tutto finalmente finito, i Tedeschi scappavano ed erano giunti i liberatori, ma il peggio doveva ancora arrivare.

L’esercito alleato era composto da militari rappresentanti delle nazioni che combattevano contro la Germania, quindi Stati Uniti, Regno Unito con le sue colonie, Francia con le sue colonie e diversi paesi amici quali la Polonia, il Brasile, l’Argentina. A combattere duramente quella battaglia vi erano anche le truppe coloniali francesi del “Corps Expeditionnaire Français” (C.E.F.) agli ordini del generale Alphonse Juin. Erano questi, guerrieri berberi, delle montagne dell’Atlante in Marocco detti “Goumiers”.

Si racconta che alla vigilia della battaglia di Cassino, il generale Alphonse Juin disse loro: Soldati! Questa volta non è solo la libertà delle vostre terre che vi offro se vincerete questa battaglia. Alle spalle del nemico vi sono donne, case, c’è un vino tra i migliori del mondo, c’è dell’oro. Tutto ciò sarà vostro se vincerete. Dovrete uccidere i tedeschi fino all’ultimo uomo e passare ad ogni costo. Quello che vi ho detto e promesso mantengo. Per cinquanta ore sarete i padroni assoluti di ciò che troverete al di là del nemico. Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi chiederà conto di ciò che prenderete”.

Tanto bastò per scatenare una violenza di massa inaudita su quella popolazione indifesa e spaventata, si parla di migliaia di vittime tra gli abitanti della zona che furono sottoposti a violenze e sodomizzazioni. Uomini, donne incinta, bambini, anziani, nessuno venne risparmiato, persino Don Alberto Terrilli, il parroco di Esperia reo di aver nascosto alcune donne in canonica fu sodomizzato. Sebbene spostandosi verso nord i Goumiers terrorizzarono ancora la popolazione della Toscana, fu nel basso Lazio, nella zona della Ciociaria che raggiunsero l’apice della violenza, lasciando un triste seguito, migliaia furono le donne contagiate da sifilide, blenorragia e altre malattie veneree, e spesso contagiarono i loro legittimi mariti. Così come migliaia furono quelle ingravidate: il solo orfanotrofio di Veroli, accoglieva, dopo la guerra, circa 400 bambini nati da quelle unioni forzose, danni fisici e psicologici che si portarono dietro per generazioni.

Di tutto questo, la cosà più terribile era che i generali sapevano, si racconta che fossero colpevoli ad esempio anche soldati francesi e non solo truppe di colore, lo sapevano i generali di divisione, lo sapeva persino il Comandante in capo di Francia libera Charles De Gaulle che in quei giorni era in Ciociaria, pare che il motivo fosse da individuare nei “sentimenti nei confronti di una Nazione che odiosamente tradì la Francia” E del resto quando la popolazione avvisò gli americani, loro risposero: “noi siamo qui per combattere i tedeschi, non i francesi”.

Informazioni su labottegadelciabattino

Sono un curioso del XX secolo
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Una risposta a E li chiamavano Alleati

  1. Le Storie di Nina ha detto:

    Scende il silenzio, spesso, sulla storia. Storia da non raccontare, mistificazione, da dimenticare, addirittura da negare. Invece occorre conoscere. Grazie ciabattino!

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