Ma i treni, arrivavano in orario?

Non si è mai capito se nel periodo del ventennio i treni arrivavano in orario, di certo non si poteva dire che arrivassero in ritardo. Non lo si poteva dire, perché era considerato reato.

A partire dalla prima legge sul controllo dell’informazione del 1925, tutte le notizie relative alla vita pubblica, finirono sotto stretta osservanza del regime. In seguito alla approvazione del Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza nel 1931 divenne reato anche dare notizie considerate disfattiste per il regime fascista, tipo cattiva gestione degli affari pubblici, scandali, malasanità o appunto i treni in ritardo. E del resto, quando c’era lui, i gerarchi non solo viaggiavano in auto, ma pure in aereo, Italo Balbo, usava l’aereo per spostamenti anche minimi come lo stesso Mussolini quando nei fine settimana da Roma tornava in Romagna.

Nonostante il lavoro di censura, alcuni scandali arrivarono agli occhi e alle orecchie dell’opinione pubblica, come nel caso del terremoto in Irpinia nel 1930 dove i Prefetti si lamentarono per i fondi stanziati insufficenti e soprattutto perché non arrivarono mai a destinazione. Lo stesso avvenne per i soldi e le forniture delle Forze Armate, fu questo uno dei motivi per cui l’esercito italiano arrivò impreparato alla guerra.

Nel suo libro La bottega del ciabattino, Giovanni Senestro, allora diciottenne racconta: “ il mio fornitore di Carmagnola, mi vendeva la pella d’agnello per l’interno degli scarponi, dicendomi che detta pelle, pare venisse sottratta all’opificio militare che forniva gli scarponi ai nostri soldati in Russia. Venni in seguito a sapere che i nostri soldati calzavano scarponi imbottiti con del cartone al posto della pelle”.

E del resto che dire, quando si scoprì che in nome della Giornata della fede (18 dicembre 1935) tutte le fedi nuziali consegnate dalle donne ai gerarchi per una specie di matrimonio simbolico col fascismo, al grido di “oro alla patria” finirono fusi in lingotti per arricchire i federali, uno fra tutti il federale Gazzotti, processato poi a Torino nel dopoguerra.

In realtà questa giornata venne ideata per consentire un sostegno alla Patria, in quei tempi maggiormente in difficoltà a causa delle sanzioni economiche che gli Stati della Società delle Nazioni imposero all’Italia per l’utilizzo delle armi chimiche nella conquista dell’Etiopia . Restrizioni che costrinsero gli Italiani ad ulteriori sacrifici con razioni alimentari ridotte, la propaganda fascista arrivò fino a Pancalieri, in un discorso al cinema comunale, il segretario di zona, camerata Papu disse: “ dobbiamo ringraziare il Duce che razionando i generi alimentari, ci ha fatto diventare tutti snelli e atletici”. Però lui nella sua casa pancalierese in via Carmagnola, aveva una riserva di generi alimentari con ogni ben di Dio che i Partigiani in seguito sequestrarono.

Informazioni su labottegadelciabattino

Sono un curioso del XX secolo
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