Omaggio a Sergio Corbucci

«Ford aveva John Wayne, Leone aveva Clint Eastwood io ho Franco Nero»(S.Corbucci)

Avevo quattro anni quando mio padre, operatore cinematografico a Pancalieri, mi sedeva su quell’altissimo sgabello della cabina di proiezione e da lì mi godevo i film. A undici anni ero il cassiere del Cinema, mio padre operatore e mia madre faceva la maschera all’interno del locale, era il terrore di tutte le coppiette che cercavano al buio momenti di intimità.

Ne ho visti film, soprattutto western, quelli che come mi ricordava una persona amica, si proiettavano specialmente al giovedi, cliente d’obbligo e grande appassionato, il medico del paese il Dottor Ambrogio Grillo

I western all’italiana, venivano chiamati in modo dispregiativo dagli americani “western spaghetti” questa terminologia che stava ad indicare film prodotti a basso costo e di serie B, col tempo invece divenne un vero e proprio marchio di qualità grazie a registi di elevato livello. Gli americani usavano le enormi distese dell’Arizona, i loro giganteschi e profondi canyon, da noi i film venivano girati tra Roma e Viterbo, a Capo Rizzuto in Calabria oppure in Spagna nella zona dell’Andalusia.

La differenza sostanziale tra i western americani e quelli italiani era che nel primo, il personaggio era quasi sempre un eroe, che combatteva per un ideale, spesso contro gli indiani cattivi. Nei western spaghetti, spesso scompare la differenza tra buono e cattivo, non ci sono indiani, il buono non veste mai pulito alla John Wayne, ma si presenta sporco e trasandato, mosso non tanto da ideali ma da interessi o vendette personali, la tipica figura di Clint Eastwood cacciatore di taglie. Meno spettacolarità ma più cinismo e violenza, cosa che piacque agli americani, al punto che obbligò i registi oltreoceano ad un vero e proprio revisionismo cinematografico.

Nei miei ricordi, a parte i kolossal di Sergio Leone, che però da ragazzino mi sembravano un po’ lunghi e noiosi, le figure che più mi vengono in mente sono Ringo e Django, non a caso diretti da Duccio Tessari e Sergio Corbucci, i due registi che dopo Sergio Leone considero i migliori del genere.

Django, il personaggio inventato da Sergio Corbucci, e interpretato da Franco Nero, vestito di scuro che viaggiava portandosi appresso una bara che solo alla fine svelerà il suo contenuto (scena assolutamente da vedere)

Sergio Corbucci era un vero e proprio appassionato di cinema, dietro alla macchina da presa passò da Maciste contro il vampiro a Totò con cui girò sette film, l’esordio col western arrivò con Massacro al Gran canyon (1964) ìn seguito uscì Minnesota Clay e poi nel 1966 il grande successo con Django, interpretato da un esordiente Franco Nero. Con lui Corbucci tornò a girare il Mercenario (1969) e ottenne un altro grande successo l’anno dopo con Vamos a Matar Companeros, film che parlava della rivoluzione messicana e girato in Andalusia, tra gli interpreti, un fantastico Tomas Milian, la colonna sonora diretta da Ennio Morricone.

Sergio Corbucci, si ritiro dopo aver diretto oltre una sessantina di film coi migliori attori italiani. È definito da Quentin Tarantino uno dei più grandi cineasti dello spaghetti western assieme a Sergio Leone, del resto il regista italo americano omaggiò Corbucci prima con la famosa scena nel film Le Iene del taglio dell’orecchio ripresa dalla pellicola originale Django del 1966 e poi col rifacimento dello stesso film con Django Unchained del 2012 dove tra l’altro torna con un cameo Franco Nero, quasi come fosse un passaggio di testimone.

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Sono un curioso del XX secolo
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