Ah, il popolo italiano, la mia grande delusione…

«Ah, il popolo italiano, la mia grande delusione«Man mano che mi sono fatto una conoscenza più profonda del popolo italiano, ho toccato i suoi aspetti di scarsa educazione civile e politica. Mi riferisco alla parte prevalente del paese, non a tutto il Paese. Questo rafforzarsi costante del mio pessimismo, questa constatazione progressiva della non rispondenza della maggior parte del popolo è una delusione forte per uno che ha sempre ritenuto e ritiene di dover fare qualcosa per la vita pubblica.» Così Ferruccio Parri rispondeva a Corrado Staiano, che durante un intervista, gli chiese quale fosse stata la sua più grande delusione.

Ferruccio Parri, nato a Pinerolo il 19 gennaio 1890, laureato in lettere e filosofia, partecipò alla prima guerra mondiale, dove si meritò tre medaglie d’argento. Collaboratore del Corriere della Sera e insegnante, dovette abbandonare la carica nel 1925 per non aver accettato di prendere la tessera del Partito Nazionale Fascista, sospettato di attività antifascista, venne condannato a dieci mesi di carcere e successivamente a cinque anni di confino.

Dopo l’otto settembre 1943 Parri venne indicato dai gruppi partigiani come la persona più adatta a guidare la lotta della Resistenza, questo per le sue spiccate capacità militari, di mediazione e sopratutto per le sue posizioni non estremiste e quindi rassicuranti per gli alleati, divenne in seguito anche il leader del Partito d’Azione che si ispirava alle idee Mazziniane. Dopo il 25 aprile, fu quindi scelto, come persona adatta a traghettare l’Italia dal fascismo alla Repubblica.

Il 26 giugno 1945 Parri presentava il suo programma di governo, che tra le altre cose, rivendicava forte la difesa della sovranità dello Stato Italiano a fronte dei due blocchi che caratterizzavano la guerra fredda. Tra i suoi progetti, anche una forte laicità dello Stato e una netta separazione tra Stato e Chiesa, un profondo lavoro per preparare la Costituzione, con una decisa epurazione dall’amministrazione pubblica di tutti coloro che avevano collaborato con il regime fascista. Tanto bastava al Comandante Maurizio (Parri come partigiano scelse questo nome in onore della collina di San Maurizio a Pinerolo) per avere vità breve come Presidente del Consiglio.

Il governo Parri era composto da una coalizione politica che comprendeva i partiti del CLN: Partito d’Azione il capo dei Ministri, 4 ministri della DC, 3 del PCI, 4 del PSIUP (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria) 3 del PLI e 3 del PDL (Partito Democratico del Lavoro), Il Governo, l’unico governo italiano ispirato dalla Resistenza, fondato sul CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) e con un Partigiano alla guida, inaugurato il 21 giugno del 1945, durò solo 157 giorni.

Gli americani, preoccupati, non consideravano affidabile un governo guidato secondo gli ideali della Resistenza e che reclamava la sovranità italiana insieme ad una profonda educazione morale e civile del popolo e attraverso il ricatto degli aiuti all’Italia distrutta dalla guerra mediante vari piani di ricostruzione, come il piano Marshall che verrà varato nel 1947, cominciano a fare pressione sulla Democrazia Cristiana e sul Partito Liberale per mettere in crisi il governo. Complice il tentennamento e forse la paura che la forte leadership di Ferruccio Parri, possa metterli in crisi, in partiti di sinistra non sostengono come dovrebbero questo governo, che cade il 24 novembre 1945. Il Governo, l’unico governo italiano ispirato dalla Resistenza, fondato sul CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) e con un Partigiano alla guida, inaugurato il 21 giugno del 1945, durò solo 157 giorni..

In una intervista rilasciata nel 1972, Ferruccio Parri, descrisse così questa sua esperienza: “Ho sentito crescere la delusione numero uno, che debitamente corretta si potesse ripetere a Roma l’esperienza che nel nord, nonostante tutti gli attriti, aveva permesso la vittoria. Mi ero ingannato ritenendo che grandi obiettivi come la Repubblica e la Costituzione potessero legare e indurre a concentrare gli sforzi non meno che una guerra di liberazione. La seconda delusione mi venne dalla Resistenza. Non ero così ingenuo da meravigliarmi della indifferenza della città eterna per la lotta partigiana, della cauta ostilità della burocrazia ministeriale, della puzza di abitudini e di rimpianti fascisti affiorante in tutti gli angoli”.

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Sono un curioso del XX secolo
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