Maria del port

Ha compiuto da pochi giorni 97 anni Nicola Castellano, figlio di Maria Osella, Maria del port, insieme gestivano il ristorante trattoria del porto di Faule.

Era tipico, nelle domeniche di estate, coi miei genitori, tornando a casa dopo essere andati a far visita ai nonni a Saluzzo,  fermarsi a mangiare al porto di Faule.

L’apericena era allora una parola sconosciuta, semplicemente verso le sei di sera, dopo aver attraversato Faule, prima di imboccare il ponte di legno sul fiume Po, davamo una veloce sbirciatina sulla sinistra a quello splendido pergolato della trattoria di “Maria del port” cercando di individuare un tavolo libero, dove poter consumare una marenda sinoira, pane e salame, pane e formaggio oppure uno splendido piatto di pesciolini fritti. Anche il vino doveva essere buono, ma i miei non bevevano e io, allora ragazzino, mi accontentavo di una aranciata.

C’era sempre tanta gente, molti venivano da Torino, erano i classici bagnanti che frequentavano le spiagge del fiume Po o del torrente Pellice e che poi si fermavano a mangiare. Andare da Maria del port, era un punto di riferimento, faceva tendenza (come si dice adesso) del resto, la vita di Maria e della famiglia dei “purtunè” è sempre stata una vita avventurosa.

Maria Osella, nata nel 1891 a ventidue anni si sposa e va a vivere col marito sulle rive del Pellice dalle parti di Villafranca Piemonte, dopo la prima guerra mondiale, si trasferiscono sul tratto del fiume Po che da Villafranca porta a Faule, nel 1936 ancora si spostano per rimanere definitivamente tra Pancalieri e Faule, dove gestiranno il traghetto che collega la strada tra i due paesi (ancora non c’era il ponte). Dopo pochi mesi rimane vedova e continua da sola l’attività di traghettatrice, gestendo nello stesso tempo l’osteria nei pressi del porticciolo d’attracco. Donna energica, coraggiosa, prototipo delle attuali donne manager, si fa aiutare dai figli, in particolare da Nicola, che nel 1950 si sposa e con la moglie continueranno a gestire l’attività di ristorazione, il lavoro col traghetto dura fino al 1953, quando poi costruiranno un ponte in legno, sostituito poi nel 1975 dall’attuale ponte in muratura. In un mondo così duro e difficile, tipicamente adatto a figure maschili, è interessante la presenza di Maria Osella e di sua nuora, sembrano personaggi usciti dal libro: “Il mulino del Po” di Riccardo Bacchelli.

Storie di fiume, le numerose piene, che si portavano via tutto, anni scanditi da inondazioni, dover ricominciare un altra volta da capo. Storie di solidarietà, come i pasti offerti agli sbandati dopo l’otto settembre 1943 soldati in fuga, affamati che racimolavano in giro un po’ di patate e poi passavano da Maria per un piatto di minestra, ricordi di Partigiani nascosti e di violenze dei nazifascisti, come quella volta che Nicola e la mamma dovettero stare in piedi legati ad un palo per tutta la giornata perché sospettati di chissà quale crimine.  Storie di feste, come la pista da ballo fatta sul cemento per festeggiare il dopoguerra, i fisarmonicisti suonavano in cambio di un pasto, il lunedì di Pasquetta invece, veniva un orchestra di quelle serie, si facevano anche i manifesti che per un errore di stampa diventavano uno slogan: “ Si balla al Porto di Favole”. Che bello quando scopri di aver conosciuto queste persone, che per la loro vita, la loro bellezza, starebbero benissimo dentro le pagine di un romanzo, di un bel romanzo.

Bello ancora adesso stare sotto quel pergolato, aspettando che ti portino il vino (ora lo posso bere) belli i ricordi e buona la cucina, è cambiata la gestione (il nipote di Maria del port è un affermato odontotecnico), ma il fascino, quello, rimane sempre lo stesso.

Informazioni su labottegadelciabattino

Sono un curioso del XX secolo
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