Sangon blues

…Al vënner i smonto,                                                                                                                          al saba fas festa e vad con la Vespa a Sangon,                                                                              l’è pien ëd gorin-e ‘n pò serie ‘n pò min-e                                                                                      che vëddo sempre a balè,                                                                                                                    ma cosa importa se sai nen noè mi devo cariè                                                                                  e perciò: Sangon Blues…”.

Da Torino si arrivava con il tram 41 (che collegava Stupinigi), in bici oppure con la “Vespa”, come raccontava Gipo Farassino nella sua canzone Sangon Blues. Rispetto alle spiagge sul Po, quelle sul Sangone erano più selvagge ed “esotiche”, preferite dai giovani, ed anche più adatte ai bambini perché l’acqua era più bassa e si poteva tranquillamente attraversare il torrente da una sponda all’altra. Anche se i pericoli non mancavano, così come il rischio di annegamento per la presenza di alcune pozze. Si attraversava il ponte di corso Unione Sovietica che andò distrutto nella piena del ’62. I lavori di rifacimento del ponte e i nuovi argini cancellarono la spiaggia: prima sulla sponda torinese c’era una discesa che portava sulla riva, dove nella bella stagione era allestito un vero e proprio stabilimento balneare.

In realtà Torino, vantava veri e proprii stabilimenti balneari fin dagli inizi del 1800, alcune spiagge erano libere, altre con sdraio e ombrelloni a pagamento. Situate quasi tutte a monte della città  per evitare scarichi fognari e industriali, si distinguevano sopratutto per la tipologia dei frequentatori, dopo la spiaggia libera situata alla confluenza tra fiume Po e torrente Sangone, nell’attuale zona delle Vallere, andando verso la città, si trovavano sulla sinistra i bagni Lido Spezia, posto allo sbocco dell’omonimo corso e attrezzato anch’esso con cabine, docce e servizi, più avanti il Lido Millefonti, sempre provvisto di tutti i comfort, ma a prezzi popolari. Sulla sponda destra, appena 500 metri più avanti, i cittadini più facoltosi potevano rilassarsi sulla sabbia fine dei Bagni Diana. Stabilimento di lusso, era posizionata all’altezza dell’attuale Museo dell’Automobile e vantava tra le sue caratteristiche più apprezzate quella di avere una grande piscina a disposizione dei suoi clienti. La piscina è tuttora in funzione, gestita dal Gruppo Sportivo Fiat Sisport. Appena oltre si incontrava il fiore all’occhiello degli stabilimenti torinesi dell’epoca, i Bagni Lido Savoia, offriva sdraio, ombrelloni, cabine e docce, il suo posto è stato preso dalla piscina Comunale Lido, costruita nel 1933 e dotata di una grande veranda panoramica sul fiume. Davanti alle Molinette infine la cosiddetta spiaggia “dei brutti”, situata poco prima dell’odierno ponte, non attrezzata e frequentata principalmente da operai e povera gente.

Il lento declino delle spiagge cittadine iniziò con il boom dell’auto e la possibilità per tutti o quasi di raggiungere le località di mare in poco tempo. Il resto è storia dei nostri tempi

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Sono un curioso del XX secolo
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