Quando dichiaravamo guerra

Mentre continuavano ad arrivare ai Prefetti di tutta Italia, lettere accomunate dal medesimo intento; l’ONMI l’Opera Nazionale Maternità e Infanzia, fondata dal fascismo nel 1925, voleva conoscere i nomi dei bambini di “razza ebraica” per escluderli dalle cure assistenziali. Mentre la campagna per la difesa della razza, si faceva sempre più martellante, impiegati pubblici e insegnanti licenziati, continue delazioni verso persone che fino a pochi giorni prima erano conoscenti e amici, ora denunciati, con la sola colpa di essere ebreo, mai era successo che al nome fosse attribuita una sostanza di reato.      Mentre un clima di totale indifferenza, rotto solo dalla consapevolezza di gruppi antifascisti, rese sempre più agevole la campagna razzista di Benito Mussolini, il 10 giugno 1940 arrivò il clamoroso quanto atteso annuncio della dichiarazione di guerra alla Francia e all’ Inghilterra.

In realtà gli Italiani se lo aspettavano già da tempo, l’amicizia consolidata tra il Fuhrer e il Duce, fu rafforzata dopo la conquista Italiana dell’Etiopia, durante la quale l’esercito Italiano sganciò bombe a Iprite, un gas letale e proibito da tutte le convenzioni che ci valse delle sanzioni da parte della Comunità Internazionale, in quella occasione il Furher sostenne Mussolini, del resto il Duce ha sempre dimostrato sostegno alla folle ideologia di Hitler. E lo stesso popolo Italiano al tempo, ubriaco di proclami populistici, salutava favorevolmente questa idea, l’idea del popolo conquistatore, salvo poi, lasciando lentamente spegnere il proprio entusiasmo quando cominciò ad essere interessato direttamente .

Dapprima furono le ristrettezze economiche, come la tessera annonaria, istituita nel 1940 per il razionamento del cibo, era un documento che veniva rilasciato ad ogni persona, 150 grammi di pane al giorno, ognuno ha diritto a mezzo litro di olio e 300 gr di burro al mese. Tutto questo accompagnato da una campagna igienista, racconta Giovanni Senestro nel suo libro La bottega del ciabattino: “ Nel suo discorso presso il Cinema Comunale di Pancalieri, il segretario del Fascio, comm. Papo, dice che…dobbiamo ringraziare il Duce, che razionando i generi alimentari ci ha fatto diventare tutti snelli e atletici”.

Poi, ad abbassarci le arie da conquistatori, cominciarono i bombardamenti dei nostri nemici, subito, dopo la dichiarazione di guerra, nella notte tra l’11 e il 12 giugno 1940 Torino subì un violento attacco aereo, bombe nei giorni successivi arrivarono anche a Castagnole, Piobesi e Vinovo, il cui Municipio fu colpito in pieno. Dal 1940 alla fine della guerra, Torino subì oltre 40 attacchi aerei, furono più di 2000 i morti, un quarto delle abitazioni vennero distrutte. Questo fu l’alto prezzo pagato, per quelle scellerate decisioni.

Informazioni su labottegadelciabattino

Sono un curioso del XX secolo
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