I 25 anni di Varenne

L’ho conosciuto verso la fine di maggio 2016, l’occasione un incontro di gala alla conclusione della tappa del Giro d’Italia Muggiò-Pinerolo dove il sempre attivissimo imprenditore pinerolese Elvio Chiatellino, appassionato di ciclismo, aveva pensato bene di invitare sportivi e amici per festeggiare insieme, due tra i più grandi campioni mondiali delle due ruote: il ciclista Eddy Merckx e il trottatore Varenne.

Io non “ho visto Varenne”, “ho conosciuto Varenne” perché quel modo pacato, elegante di lasciarsi fotografare, mentre la gente faceva la fila per posare accanto a lui, quello sguardo sempre attento ma distaccato, lo distinguono dalla massa, Varenne sa di essere un campione, Varenne sa di essere Varenne e un campione non lo vuoi solo vedere, lo vuoi conoscere

Del resto che dire di questo cavallo,  che nella sua carriera, ha vinto più di ogni altro, 62 corse su 73, per ben tre volte ha vinto il titolo di cavallo dell’anno, addirittura nel 2001 (anno della sua consacrazione) è stato cavallo dell’anno in Italia, Francia e Stati Uniti. Vincitore di tutte le classiche del mondo, con un montepremi di vittorie pari a 6.035,665 Euro è considerato il più ricco trottatore della storia. E a ben pensarci, solo ai campioni si dedicano canzoni, Senna, Nuvolari; Coppi, a Varenne ci ha pensato Enzo Jannacci con un testo che porta il suo nome.

Ritiratosi dalle scene agonistiche, forse troppo presto,  Varenne, così battezzato alla nascita il 19 maggio 1995 e il cui nome è dedicato alla via di Parigi dove trova l’ambasciata Italiana, si è fatto valere pure nelle vesti di riproduttore, dando alla luce una schiera di eredi, oltre duemila figli, con una cifra che si aggira dai 12 ai 15 mila euro per ogni prelievo del seme.

Raccontando dei figli di Varenne e di quella splendida serata passata coi migliori campioni del ciclismo, c’è un aneddoto simpatico; poche ore prima presso l’allevamento il Grifone a Vigone era nato un puledro, figlio di Varenne, per quella ben nota regola di assegnazione dei nomi ai cavalli che lega l’anno di nascita a una lettera in ordine alfabetico, nel 2016 toccava alla lettera A, niente di meglio quindi che rendere omaggio ad un altro grande campione presente e chiamare il puledro Adorni Grif. Lo stesso Vittorio Adorni, felicissimo della sorpresa, un po’ di tempo fa ha raccontato: un amico che segue molto da vicino il mondo dei cavalli e del trotto mi ha detto che il figlio d’arte non è niente male, in pista. Ha già collezionato diverse vittorie. Certo, ripercorrere le orme del padre sarà molto difficile. Ma il giovane erede, evidentemente, promette bene». «Scherzando con qualcuno, ho rammentato che ai miei tempi, quando un ciclista non riusciva a combinare molto, lo si invitava a darsi all’ippica. Il mio caso, è alquanto strano. Con la bicicletta, infatti, qualcosina ho vinto. Mezzo secolo dopo, anche il cavallo che porta il mio nome sta cominciando a togliersi qualche soddisfazione.

E quella sera, dopo aver conosciuto il puledro che portava il suo nome, per Vittorio Adorni era un pò come se gli stessero tirando una volata, ad un tavolo particolarmente scherzoso, rivolto a Merckx gli disse: «Eddy, ma in qualche parte del mondo esisterà un asino cui hanno dato il tuo nome?» il belga, prima lo guardò fisso e poi sorrise abbracciandolo, con un bellissimo applauso di tutti i presenti. Non c’era battesimo migliore per Adorni Grif, figlio di Varenne.

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Sono un curioso del XX secolo
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