Danilo Martelli, il dodicesimo uomo

Fateci caso: Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola. Eppure nelle fotografie questa squadra, non si vede mai, perchè nelle fotografie, c’e sempre lui, Danilo Martelli, il dodicesimo uomo, sempre lui a sostituire ora Grezar, ora Maroso, non a caso nei tre anni col Torino, collezionò ben 72 presenze con 10 reti.

Nato a Castellucchio, in provincia di Mantova,  il 27 maggio 1923, gioco nelle giovanili del Marzotto Manerbio, venne acquistato dal Brescia nel 1941 e gioco fino al 1946 mettendosi in luce con 99 presenze e 26 goal, lì fu notato dai Dirigenti granata e raggiunse Torino nel 1946 in tempo per iniziare il campionato 1946/47.

Parlarne come di una riserva, sarebbe del tutto improprio e ingeneroso, se solo si rivanno a leggere le parole a lui dedicate da Renato Tosatti su “Tuttosport” dopo la gara del gennaio 1948 contro il Livorno: “Tra le ragioni del trionfo, la disperata volontà di Martelli di entrare in Nazionale, ciò che gli consente di essere sempre il migliore in campo…”
La sua più grande e apprezzata caratteristica era una poliedricità incredibile che gli permetteva di giocare in ogni ruolo e sempre con grande profitto. Capace di difendere ed attaccare con la stessa efficacia, per Martelli giocare a destra, a sinistra, al centro, in difesa o in attacco era praticamente la stessa cosa, l’importante era far parte della squadra granata

Era lo studente della squadra granata, arrivato al 5° anno di medicina, abitava in via Nizza 110 e con Bacigalupo e Rigamonti, faceva parte del famoso “Trio Nizza” tutti e tre scapoli, facevano un terzetto di amici praticamente inseparabili, nel quale alle battute di Rigamonti e agli scherzi di Bacigalupo si contrapponeva la malinconia e la languidezza di Martelli. In una squadra come il Grande Torino, ove i giocatori oltre ad essere colleghi costituivano un vero e proprio sodalizio umano, il Trio Nizza costituiva un ulteriore valore aggiunto, proprio per la grande amicizia di cui i tre erano simbolo. Inseparabili nella vita, inseparabili purtroppo fino alla morte.

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Sono un curioso del XX secolo
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