Il Primo Maggio con mio padre

Il primo maggio non è il giorno della festa dei lavoratori, è il giorno della festa dei Diritti dei lavoratori

La scelta del 1° maggio vuole ricordare la Tragedia della rivolta di Haymarket, avvenuta a Chicago nel primi giorni del maggio 1886, dove un susseguirsi di giorni di proteste e scioperi dei lavoratori, che avevano come obiettivo principale quello di portare l’orario di lavoro a 8 ore al giorno, mentre all’epoca si arrivava anche a 12 o addirittura a 16 portò a scontri che videro la morte di diversi lavoratori e di 7 poliziotti. Otto persone furono arrestate e per sette di loro la sentenza fu di condanna a morte; successivamente, per due dei sette, la sentenza fu commutata in ergastolo. Non c’erano in realtà prove ciononostante la giuria emise verdetti di colpevolezza per tutti e otto gli imputati. La notizia della sentenza indignò gli operai di tutto il mondo e i condannati diventarono i “Martiri di Chicago”.

Tre anni dopo, si decise a Parigi, durante un convegno della Seconda Internazionale, l’organizzazione che aveva lo scopo di coordinare sindacati e partiti operai europei, di dedicare ai diritti dei lavoratori, la giornata del Primo Maggio.

Da allora, tutti gli anni, in tutti i paesi liberi del mondo si ricorda questa giornata, con manifestazioni e cortei.

Credo di essere andato per la prima volta al corteo  a Torino a 15 anni, accompagnavo mio padre, in realtà andavamo a vedere il corteo, lui per problemi di deambulazione, non riusciva a camminare molto. Per noi quel giorno era un rito, uno dei piaceri che mi ha tramandato mio padre è quel senso di trasformare in rito ogni piccola cosa, anche prendere la macchina al mattino presto, fermarla in via San Massimo a Torino e di lì, raggiungere via Po e attendere il corteo e vedere passare tanti amici, tanti ricordi.

Mio padre, dopo la Resistenza, negli anni 50 si è dedicato al sindacato, era Segretario Provinciale della Federbraccianti CGIL, in quegli anni di lotta ha avuto modo di conoscere parecchie persone nel campo politico e sindacale e con loro fare amicizia, a Pancalieri è sempre stato un punto di riferimento per la Sinistra, in particolare per il Partito Socialista.

Quel giorno era quindi sempre un occasione speciale per rivedere tanti amici e così, dopo l’apertura del corteo da parte della Banda Musicale dei Vigili Urbani di Torino, cominciavano a sfilare tante facce note della politica di allora, gente che io vedevo in televisione ai dibattiti di Ugo Zatterin e che passando riconosceva mio padre, lo salutava e spesso, approfittando di un rallentamento del corteo, veniva ad abbracciarlo e io mi sentivo così orgoglioso, mi presentava a loro: “vedi lui è Giancarlo Pajetta”. “… questo è Diego Novelli, ha iniziato a fare il giornalista con me”. “ il senatore Bozzello, quando era Assessore in Provincia, si è dato da fare  per realizzare il ponte sul Po a Pancalieri,  quello che va a Faule”.

Poi sfilava l’ANPI , l’Associazione Partigiani e lui con loro si mescolava volentieri, erano gli unici che a pacche sulle spalle riuscivano a muoverlo e io andavo a recuperarlo quasi in piazza Castello.

E vedevo che mio padre ringiovaniva, come loro, parlando di quei tempi, che erano tempi difficili eppure li ricordava con felicità.

E gli domandavo sempre: “ma come è possibile, adesso che abbiamo da mangiare, facciamo vacanze, abbiamo la macchina, come è possibile che tu possa ricordare felicemente quei tempi?”. E lui sempre mi rispondeva: “perché a quei tempi, noi credevamo in qualcosa, credevamo nel futuro, nella nostra libertà”.

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Sono un curioso del XX secolo
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