Padre Ruggero Cipolla e i suoi condannati a morte

Nella storia della Resistenza un posto di rilievo hanno ancor oggi il racconto dei condannati a morte e le loro lettere dal carcere, una letteratura dagli alti valori morali e civili che nessun revisionismo storico potrà mai discutere, perché è stata scritta da giovani che hanno anteposto gli ideali di libertà e democrazia alla loro stessa vita.

Ebbi la fortuna di conoscere Padre Ruggero Cipolla in occasione di una cerimonia commemorativa al Martinetto, tanti anni fa, probabilmente la mia giovane età (al tempo) lo incuriosì e volle parlarmi, mi fece un regalo, che conservo gelosamente, la prima edizione del 1946 del suo libro: I miei condannati a morte

Non aveva ancora 33 anni Padre Ruggero, quando varcò per la prima volta il portone delle carceri Le Nuove di Torino, era la metà del novembre 1944, il cardinale Fossati, lo mandò a sostituire i Padri della Consolata, che non erano graditi ai tedeschi, e affidò l’incarico di cappellani del carcere ai francescani. Era il tempo delle tante condanne a morte inflitte dai tedeschi ai partigiani.

Dieci giorni dopo, fu chiamato per dare assistenza spirituale al primo partigiano che accompagnò fino al poligono di tiro del Martinetto, sulla sedia, dove: appoggiato e legato sarebbe stato fucilato, si chiamava Lorenzo Bianciotto, era nato a San Pietro Val Lemina, aveva 19 anni…

.Lorenzo fu fucilato al Martinetto la tragica mattina del 25 novembre, prima di poter dare l’ultimo saluto alla sua mamma; il crocifisso, che gli avevo dato da tenere stretto tra le mani nel momento estremo, fu copiosamente bagnato dal suo sangue, che me lo rese prezioso e sacro per sempre.”

Da quel giorno, oltre 70 Partigiani, vennero assistiti , facendosi accompagnare verso l’ultima destinazione, quella del Martinetto, Padre Ruggero, l’amico dei giorni di prigionia, era l’ultima persona che avrebbero visto prima di farsi bendare gli occhi e aspettare l’arrivo delle pallottole nella schiena.

Provvedeva lui a raccolgliere le ultime richieste dei condannati a morte, era lui che spediva le ultime lettere ai famigliari, come quella volta:

…Padre Ruggero tornò in convento che era mezzodì. Si pose allo scrittoio, nella sua stanza e cominciò a scrivere, come lo avevano pregato i suoi condannati, alle loro famiglie: Duò Amerigo gli aveva consegnato un ciondolo per la mamma, Moncalero Giovanni una medaglietta della Madonna per la fidanzata, Zumaglino Battista, un immagine per la moglie. Ma il cuore di Padre Ruggero era ancora troppo in tempesta – Mio Dio, fino a quando? –fino a quando tutto questo. Rivide i suoi uomini, così come li avevano disposti, tento di ricordare di ciascuno l’ultimo istante, e poi…

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Sono un curioso del XX secolo
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2 risposte a Padre Ruggero Cipolla e i suoi condannati a morte

  1. laulilla ha detto:

    Ciao, ho conosciuto anch’io Padre Ruggero, perché ero presidente della commissione d’esame per la maturità di un brigatista che era lì e di lì Caselli non l’ha fatto uscire per arrivare a scuola (pare non avesse scorte sufficienti). Ruggero era una perspona straordinaria, che era riuscito a restituire umanità a un gruppo di condannati: Una bellissima esperienza per me! Ricordo che c’era pure un ergastolano che aveva ammazzato la moglie e l’amante della moglie ed era diventato pittore. Voleva vendermi un quadro! Grazie di questo ricordo.

  2. laulilla ha detto:

    Ti avevo scritto un commento che è sparito. Cerco di ricostruirlo.
    Avevo anch’io conosciuto Padre Ruggero, durante un esame di maturità. Come presidente di commissione, ero stata alle Nuove per l’orale di un brigatista, credo pentito, ma più che altro sprovveduto, che aveva quest’unica occasione di riscatto. Il giudice Caselli mi aveva avvisata che la commissione doveva andare alle carceri, perché lui non aveva scorte da far uscire per il carcerato. Ci aveva accolti Padre Ruggero nell’ufficio- abitazione in cui era diiventato un insostituibile punto di rifìerimento di molti sciagurati, che volevano dare alla loro vita un senso. C’era persino un ergastolano che aveva ucciso la moglie e l’amante di lei e che si era messo a fare il pittore. voleva vendermi un quadro… Bellissima esperienza, per me e per l’intera commissione.
    Ciao!

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