Mussolini e Hitler, quella strana amicizia

L’ignoranza storica e il populismo, ci portano spesso  ad una delle  considerazioni più grossolane e sbagliate nella vita del nostro paese degli ultimi cento anni. Spesso, troppo spesso dopo la tipica frase: “ ci vorrebbe uno come lui” seguono le parole: “… ha sbagliato ad allearsi con Hitler…”.

In verità erano alleati perché erano uguali, Hitler inizialmente aveva una grande ammirazione per Mussolini, lo considerava il suo maestro politico, maestro di dittatura, tanto da copiarne le idee, il regime fascista si impose nel 1922, quello nazionalsocialista di Hitler ben undici anni dopo, ma già nel 1923 a capo del partito nazionalsocialista di Baviera, Hitler tentò un colpo di stato, poi fallito (il famoso Putsch di Monaco) emulando così la marcia su Roma. In un intervista rilasciata al giornalista di regime Leo Negrelli, nel 1925, Hitler riferendosi alla dittatura instaurata da Mussolini in Italia, la definiva: “modello da imitare in tutto e per tutto”.

Non si può quindi licenziare Benito Mussolini con l’unico errore di essersi alleato col Fuhrer e del resto, sarebbe una banalità considerare errori gli atti precedentemente compiuti dal Duce fin dal suo insediamento avvenuto con la marcia su Roma il 28 ottobre 1922 che trasformò l’Italia da stato democratico a regime totalitario.

In tutte le dittature, la cosa più pericolosa sono le masse, perché danno ai loro idoli la pericolosa illusione di essere come Dio…                                                          ma il popolo capisce sempre troppo tardi di aver preso una strada senza ritorno..”.

Credo che sia nella storia, il fascino dell’uomo forte, del condottiero che ti porta alla vittoria, dai tempi di Alessandro Magno fino a Napoleone, ma l’uomo solo al comando, ha un difetto: vuole rimanere solo al comando e per fare questo, ha bisogno di due cose: ottenere sempre più consenso e nel frattempo, combattere ogni forma di dissenso, a volte anche con l’eliminazione fisica dei dissidenti. Così accadde che Mussolini, insediatosi al governo nell’ottobre del 1922, iniziò con una serie di leggi adatte a tutelare sempre di più il fascismo, e contemporaneamente ad eliminare chi e cosa si opponevano a questo progetto. Nei Consigli Comunali, le figure del Sindaco, degli assessori e dei consiglieri, vennero sostituite con la figura del Podestà solitamente un notabile del posto, legato al regime fascista, non c’erano più voci e proposte diverse, ma dettava legge il Podestà.

Successivamente con l’abolizione della Camera dei Deputati e l’istituzione della Camera dei fasci e delle corporazioni risolveva definitivamente il problema della rappresentanza popolare, abolendola. In seguito, vennero messi fuori legge i partiti, i giornali e i sindacati di opposizione, era ammesso il solo sindacato fascista, venne vietato il diritto di sciopero e badate bene che il non rispettare queste leggi, voleva dire la galera o a volte persino il confino.

In mezzo a tutto questo, le continue guerre; l’appoggio ai golpisti durante la guerra di Spagna e poi le nuove campagne di colonizzazione che altro non erano che guerre di conquista, lasciavano sul terreno morte e distruzione, l’esempio più lampante quella che ancora viene ricordata come una grande vittoria del regime fascista: la conquista dell’Etiopia, erano i tempi in cui il fascismo rivendicava presso la Società delle Nazioni il famoso posto al sole. Bene in quella occasione, Mussolini non esitò, malgrado fosse sicuro della vittoria, ad autorizzare l’utilizzo delle armi chimiche, vennero sganciate 2.500 bombe caricate a Iprite, un gas letale che produceva vapori mortali e una pioggia di goccioline corrosive, che penetravano attraverso pelli e vestiti producendo piaghe e lesioni interne gravissime, questo attacco, per anni smentito, venne confermato nel 1996 dal ministro della Difesa Gen. Domenico Corcione, sbugiardando il gionalista Indro Montanelli, al tempo ufficiale in Etiopia, che dovette ammettere la verità. Per questo motivo l’aggressione dell’Italia all’Etiopia ebbe notevoli ripercussioni diplomatiche, la Comunità Internazionale decise di imporre sanzioni economiche alla nostra nazione, fu in questa fase che l’Italia si avvicinò alla Germania, diventata ormai una potenza tale che fece riconoscere a Mussolini che l’allievo aveva superato il maestro, legandolo a questo punto, indissolubilmente al destino del regime Nazista.

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Sono un curioso del XX secolo
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