Il Biennio rosso e la nascita del fascismo

L’Italia usciva dalla prima guerra mondiale, insoddisfatta, con uno stato d’animo ben diverso da quello del maggio 1915, Nell’immediato dopoguerra, la disoccupazione, la riconversione industriale da militare a civile, il ritorno dei reduci furono problemi giganteschi per il nostro paese. I ceti medi e le classi a reddito fisso furono particolarmente colpite dalla crisi economica, anche perché danneggiate più delle altre dall’inflazione causata dalle enormi spese militari e deluse a causa del mancato aumento degli stipendi. Il peggioramento delle condizioni di vita delle classi popolari (già duramente provate dalla guerra) fu la causa immediata dell’ondata di scioperi e di agitazioni, iniziata nella primavera del 1919, alla quale non rimase estranea nessuna categoria di lavoratori, sia nelle città sia nelle campagne e che coinvolse migliaia di persone, molte ispirate anche dalla rivoluzione sovietica

L’occasione delle elezioni politiche del 1919 dimostrò la voglia degli Italiani di cambiare, facendo registrare il crollo del Partito Liberale (da 300 a 200 eletti), il successo del Partito Socialista (da 48 a 156 deputati) e la buona affermazione del neonato Partito Popolare di Don Sturzo (che ebbe 100 deputati eletti). C’erano i numeri per poter fare un governo tra Partito Popolare e Partito Socialista, ma la diffidenza dei primi che temevano un ondata bolscevica e il rifiuto della corrente massimalista del Partito Socialista favorevole ad un ipotesi rivoluzionaria bloccarono sul nascere questa ipotesi, primo Ministro venne eletto Francesco Saverio Nitti, liberale, con un governo appoggiato dal Partito Popolare. Il malcontento continuava a crescere, tra il 1919 e il 1920, la classe operaia esplose con scioperi, dimostrazioni ed agitazioni a livelli impressionanti nelle fabbriche italiane, contro il taglio degli stipendi e le serrate.

Giolitti, che nel frattempo aveva succeduto al dimissionario Nitti nella carica di primo Ministro, preferì una politica attendista, favorendo il dialogo all’intervento della forza pubblica contro gli operai, favorì le trattative fra gli industriali e sindacati e, portò i primi a concedere ai lavoratori i miglioramenti di salario richiesti. Così all’inizio di ottobre del 1920 Giolitti riuscì a far accettare un compromesso tra le parti sociali. Le agitazioni operaie ebbero in conclusione risultati economici positivi: i lavoratori ottennero miglioramenti nel salario e nelle condizioni di lavoro; la durata massima della giornata lavorativa passò da 10-11 ore a 8 ore.

L’atteggiamento di Giolitti tuttavia fu visto dalla classe imprenditrice come un segno di debolezza e diede modo a quest’ultima di provvedere autonomamente alla propria sicurezza, di conseguenza armarono milizie private che diventarono la struttura del futuro squadrismo Di questa difficile situazione ne approfittò Benito Mussolini, ex socialista , espulso dal partito per la sua presa di posizione a favore dell’intervento dell’Italia nella prima guerra mondiale. Nel marzo 1919 Mussolini fondava a Milano i fasci Italiani, presentati come una delle tante iniziative volte a dar voce alle più estreme aspirazioni nazionalistiche e che miravano a contrastare anche con la violenza l’avanzata del “bolscevismo”. le sue idee divennero il punto di riferimento degli industriali e dei proprietari terrieri che vedevano in lui, la persona adatta a combattere il “pericolo comunista”. Lo squadrismo fù il passo successivo

Non ci fù mai storicamente il pericolo di una rivoluzione bolscevica, piuttosto la rivendicazione di diritti dei lavoratori, ma in quel settembre del 1920, la borghesia italiana visse quella che fu definita “la grande paura”, la paura di perdere tutto. Il biennio rosso fece comprendere ai capitalisti che le vecchie classi dirigenti liberali non erano più in grado di difendere i loro interessi. Occorreva allora sconfiggere definitivamente la classe operaia sul piano dei rapporti sociali puntando su un’alternativa politica e istituzionale. Il progetto per risollevare le fortune della borghesia sarebbe di lì a poco passato per la più nuova, oppressiva e inaudita forma di dominio politico che si fosse fino ad allora mai vista: il fascismo.

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Sono un curioso del XX secolo
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