Anche le donne si associano

Nato sulle ceneri dei “Gruppi di difesa della donna” movimenti creati dal partito Comunista Italiano, nel novembre 1943 con lo scopo di coinvolgere il maggior numero di donne nella lotta di resistenza, l’U.D.I. Unione Donne Italiane si costituisce ufficialmente il 1° ottobre del 1945. la democrazia nel nostro paese comincia il suo cammino lento e faticoso, da qui non si torna più indietro, è la resistenza ad oltranza di un popolo deciso a conquistare il proprio futuro. Particolarmente faticoso risulta il cammino della donna, che acquista subito il diritto al voto al pari degli uomini, ma vede i proprii diritti all’uguaglianza, negati da pregiudizi secolari, la parità anche sul fronte del lavoro e della carriera, oppressa dal prevalere maschilista.

A Firenze dal 20 al 23 ottobre 1945 si svolge il primo congresso dell’U.D.I. per stabilire una piattaforma operativa, un programma. Sono queste, donne orientate a sinistra, prevalentemente del Partito Comunista, tra le promotrici, Rita Montagnana, Ada Gobetti e Lina Merlin, vogliono la parità salariale e la pensione per le casalinghe.

Le donne cattoliche sfuggono l’U.D.I. si riuniscono e dibattono i propri problemi nell’ambito delle Parrocchie, diventando un enorme serbatoio di voti per la Democrazia Cristiana. Giovanni Battista Montini (poi Papa Paolo VI), allora sostituto della Segreteria di Stato vaticana, si attiva per fondare nel 1945 il C.I.F. Centro Italiano Femminile un punto d’incontro tra un nascente movimento politico femminile e l’associazionismo cattolico più tradizionale che vedeva ancora con difficoltà un impegno politico attivo.

Nonostante le nette differenze ideologiche, hanno in comune “la concezione della militanza femminile” che ne aveva ispirato la nascita, una concezione “condivisa pienamente dalle cattoliche e accettata, seppure non senza resistenze, dalle comuniste”. Per le donne, cioè, “dovevano esistere ambiti separati di pratica politica” e loro compito precipuo era quello di raggiungere altre donne per ottenerne il consenso e spingerle alla partecipazione, entrambe le componenti individueranno nella famiglia, nell’infanzia, nell’assistenza e nel lavoro “i settori privilegiati di competenza” delle donne.

E’ interessante notare, che precedentemente a tutto questo, malgrado le differenti ideologie politiche, nella riunione tenutasi a Roma il 25 ottobre 1944 e indetta dall’UDI. , a cui parteciparono anche le rappresentanti del Comitato Femminile DC, del Gruppo Femminile del Partito Repubblicano, dei Centri Femminili dei Partiti Comunista, Socialista, d’Azione, Liberale, Sinistra Cristiana, Democrazia del lavoro e dell’Associazione “Pro Suffragio” della Federazione Italiana Laureate e Diplomate (FILDIS), venne costituito il “Comitato Pro Voto” per “ottenere il riconoscimento del diritto della donna a occupare posti di responsabilità nelle Amministrazioni Pubbliche” .

Quando il 25 settembre 1945 il Parlamento si riapre per ospitare la Consulta Nazionale composta da esponenti dell’antifascismo designati dai partiti politici, per la prima volta tra i 430 membri del prestigioso organismo vi sono anche 13 donne, tra cui importanti figure dell’antifascismo.E proprio alla Consulta Nazionale si registra il primo intervento di una donna ad una assemblea rappresentativa politica italiana. Il discorso, tenuto dalla Cingolani, responsabile del Movimento Femminile DC, mette subito in evidenza l’insoddisfazione per gli spazi politici lasciati alle donne.

Il resto è storia dei nostri giorni.

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Sono un curioso del XX secolo
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