Tito Stagno, colui che fece scendere l’uomo sulla luna un minuto prima

Eravamo tanti, credo quasi tutta l’Italia ad essere incollati allo schermo della televisione quella sera del 20 Luglio 1969 (basti pensare che in quelle ore, a Milano, il telefono del pronto intervento della Polizia squillò solo due volte) . Quella sera, l’uomo stava arrivando sulla luna, l’Apollo 11 partito quattro giorni prima da Cape Canaveral, aveva già staccato il modulo lunare o LEM che per l’occasione era stato battezzato l’Aquila e si stava preparando all’allunaggio. La RAI orgogliosamente aveva preparato un mega studio con una diretta Televisiva di quasi 30 ore, il cronista era Tito Stagno, famoso giornalista dell’epoca. Oltreoceano in collegamento c’era invece Ruggero Orlando, inviato speciale dagli Stai Uniti, famoso per noi over 60 per il suo tipico saluto con voce nasale: Qui Nuova York , vi parla Ruggero Orlando”.

Va detto che nel momento in cui il modulo, scendeva nell’orbita lunare, per problemi legati al computer di bordo, non vennero più trasmesse immagini, quindi entrambi i cronisti, così come la base NASA erano collegate con gli astronauti solo tramite l’impianto audio.

Toccò quindi a Tito Stagno raccontarci, tramite la sua innata esperienza, questo storico momento e complice la cattiva ricezione iniziarono gli errori di percezione che lo porteranno al celebre equivoco dell’allunaggio in anticipo: ad un certo punto, durante le fasi concitate dell’allunaggio, capisce “seventy” al posto di “two-seventy” (le misure sono espresse in piedi dagli astronauti), questo gli fa credere che il modulo lunare (LM) sia a 21 metri d’altezza quando in realtà è ancora a 82 metri dal suolo, mentre il modulo prosegue la sua discesa, un “two-twenty” detto da Aldrin (il pilota del modulo) si sente chiaramente, ma Stagno lo interpreta come “twenty”, per lui il LM è a 6 metri dal suolo, in realtà è ancora undici volte più in alto: sta a 67 metri.

E alle 22,16 Tito Stagno, battendo eccitato i pugni sulla scrivania, urla: “ Ha toccato, ha toccato”, tra gli applausi dei presenti in studio e di tutti gli italiani in ascolto (96% di share) mentre parte l’applauso in studio, si ode però la voce di Aldrin che scandisce ancora i dati di discesa e indica un’altezza di 100 piedi (30,5 metri), poi arriva la doccia gelata di Ruggero Orlando, che inizialmente non viene sentita o viene ignorata: “No! Non ha toccato”, Tito Stagno imperterrito prosegue: “signori, sono le 22.17 in Italia, sono le 15.17 a Houston, sono le 14.17 a New York. Per la prima volta un veicolo pilotato dall’uomo ha toccato un altro corpo celeste. Questo è frutto dell’intelligenza, del lavoro, della preparazione scientifica; è frutto della fede dell’uomo. A voi Houston. “. E così mentre i due giornalisti battibeccano, noi in Italia ci perdiamo i dialoghi tra il modulo lunare e la base, momenti che resteranno nella storia, come la celebre frase del comandante Neil Armstrong (sul modulo insieme a Buzz Aldrin) : “Houston, Tranquility Base here. The Eagle has landed.

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Sono un curioso del XX secolo
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