I fatti di Piazza Statuto

I fatti di Piazza Statuto, si collocano in un periodo di elevate tensioni sindacali e sociali, il cosiddetto periodo del boom economico, porta in realtà una migrazione da sud a nord che le grandi fabbriche e le grandi città non sanno gestire, basti pensare che Torino dalla metà degli anni 50 all’inizio del 1961 passa da 700.000 a oltre un milione di abitanti; quartieri dormitorio, sistemazioni improvvisate, famiglie accampate in baracche di fortuna, periferie intasate, davanti agli alloggi sfitti spesso il cartello: “Non si affitta ai meridionali”. Il meridionale era buono solo per la FIAT , non era inserito in nessun tessuto sociale o iniziativa, non veniva integrato nel contesto della città, era solo casa e lavoro.

Inoltre nel 1962 emerge una profonda trasformazione della composizione sociale e tecnica della fabbrica, attraverso l’emarginazione, per certi versi, del vecchio operaio di mestiere, del vecchio operaio qualificato ( l’turniur) che era stato la spina dorsale del movimento socialista e comunista all’interno della fabbrica, con l’arrivo di nuove figure operaie, figure importate, per così dire (le prime ondate di immigrazione dal sud), figure di lavoro scarsamente qualificate, erogatori di lavoro semplice, privo di qualificazione, una figura operaia che verrà definita dai sociologi, e anche politicamente: “l’operaio massa, l’operaio della catena di montaggio”.

A inizio luglio 1962, Fiom, Fim e Uilm proclamano uno sciopero di tre giorni con inizio il 7 luglio, si deve discutere il rinnovo del contratto di lavoro, è una trattativa molto importante, il 5 Luglio però la Uilm, insieme al SIDA Sindacato Autonomo, formato da dissidenti CISL e fortemente sostenuto dalla FIAT, ritira l’adesione allo sciopero proclamato qualche giorno e sigla nella notte un accordo separato con la direzione di fabbrica.

Alle prime luci dell’alba del 7 luglio migliaia di lavoratori infuriati scioperano compatti, picchetti bloccano gli ingressi dei maggiori stabilimenti industriali di Torino: Fiat, RIV e Lancia, poi nel pomeriggio gli operai si dirigono in corteo in piazza Statuto, davanti alla sede della UIL, la sede dei traditori. La voce si diffonde in tutte le periferie proletarie e sottoproletarie e la protesta si trasforma in una rivolta popolare che durerà tre giorni e tre notti, la situazione fugge di mano agli organizzatori, vani i tentativi di mediazione dei Dirigenti CGIL, CISL e del Partito Comunista, la frattura tra giovani operai e dirigenze politiche e sindacali si è prodotta. La protesta dilaga, ad ogni ora che passa i manifestanti aumentano a migliaia, non sono più solo operai, ma abitanti delle periferie della città, tantissimi meridionali, e poi come sempre teppisti e facinorosi. Arriva il famigerato battaglione Padova della celere, col suo corteo di jeep e gipponi. Verso le sedici di Sabato sette luglio 1962, iniziano i caroselli della polizia, le sassaiole, gli scontri corpo a corpo, le manganellate, i fermi, i lacrimogeni. Intanto la notizia degli scontri si e’ diffusa nella citta’, molti che corrono a chiamare gli altri, tutti tornano e dalle strade e corsi che sboccano in Piazza Statuto arrivano sempre piu’ numerosi. Dalle 19 alle 4 di notte gli scontri non hanno praticamente sosta, sempre piu’ violenti, con la polizia ed i dimostranti che occupano alternativamente i luoghi nella piazza. Alle 11 di domenica 8 luglio migliaia di persone sono di nuovo in piazza Statuto; c’e’ anche un enorme schieramento di polizia e carabinieri fatti affluire dal Veneto e dall’Emilia, che caricano subito per disperdere, e poi ancora, molte altre volte, ma i dimostranti non si disperdono. Alle due di notte di martedi’ 10 luglio 1962, un esercito di polizia e carabinieri riesce a conquistare la piazza e a tenerla . Il bilancio dei tre giorni di scontri è di 1.215 fermati, 90 arrestati e rinviati a giudizio per direttissima, un centinaio di denunciati a piede libero, varie centinaia di feriti fra le forze dell’ordine e fra i manifestanti. Nei primi giorni di agosto la Fiat licenzia 88 operai coinvolti nelle proteste. Erano i primi segnali di rivolte di massa, rivolte delle periferie, del disagio sociale, a cui ancora oggi, non sappiamo dare una risposta.

Annunci

Informazioni su labottegadelciabattino

Sono un curioso del XX secolo
Questa voce è stata pubblicata in Dal dopoguerra. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...