Faccetta nera e le spose bambine

Cantata dai nostalgici, canticchiata dai più, Faccetta nera era una di quelle classiche canzoni di propaganda del regime: “…quando saremo vicino a te, noi ti daremo un altro Duce, un altro Re”. La guerra non viene quasi mai presentata agli italiani come una guerra di conquista, ma come una di liberazione. Il meccanismo non è molto diverso da quello a cui assistiamo ancora oggi: andiamo a liberare i vietnamiti! Andiamo a liberare gli iracheni! Andiamo a liberare gli afgani! Per poi in realtà, lo sappiamo bene, sfruttare le loro terre.

E’ bene dire che il colonialismo italiano non nasce con il fascismo, ma con l’Italia liberale postunitaria, tuttavia negli anni trenta si assiste a un’accelerazione del progetto di conquista. Mussolini vuole l’Africa, il suo posto al sole, e per ottenerlo deve conquistare gli italiani alla causa dell’impero. Uno degli argomenti preferiti dalla propaganda era la schiavitù. I giornali erano pieni d’immagini di donne e uomini etiopi schiavi: “È il loro governo a ridurli così, andiamo a liberarli”.

Naturalmente l’arrivo dell’esercito liberatore, comportava un prezzo da pagare per la popolazione locale, in particolare per quella femminile. Per evitare ai soldati la frequentazione di bordelli o di case di tolleranza con rischio evidente di contrarre malattie veneree, l’italico conquistatore, non esitò ad utilizzare una tradizione locale: “Il Demoz” una forma di contratto matrimoniale a pagamento, insomma comperavano la sposa, spesso giovanissima, dodicenne, tredicenne, necessariamente vergine, una schiava praticamente, come ebbe modo di descriverlo in una intervista Indro Montanelli, soldato in Africa, del resto la donna africana era considerata e presentata sulla stampa italiana come una tentazione esotica facilmente disponibile per il soldato o il colono italiano. Il desiderio sessuale era anche una delle ragioni implicite che spingeva i maschi italiani ad accettare di partecipare alle campagne di guerra coloniale, sognando una terra di opportunità e l’occasione di appropriarsi di donne disponibili, Nel gergo coloniale italiano, per “madama” si intendeva la donna africana che conviveva o aveva una relazione stabile con un uomo italiano. Il termine “madamato” aveva una connotazione dispregiativa; fu coniato all’indomani della guerra d’Etiopia.

Con l’arrivo delle Leggi razziali che in un articolo recitavano: “il cittadino italiano che nel territorio del Regno o delle Colonie tiene relazione d’indole coniugale con persona suddita dell’Africa Orientale Italiana o straniera appartenente a popolazione che abbia tradizioni, costumi e concetti giuridici e sociali analoghi a quelli dei sudditi dell’Africa Orientale Italiana è punito con la reclusione da 1 a 5 anni. Gli italiani ebbero facile gioco nello sbarazzarsi delle ragazze africane, lasciando sul terreno migliaia di bambini meticci.

Annunci

Informazioni su labottegadelciabattino

Sono un curioso del XX secolo
Questa voce è stata pubblicata in Fascismo e Resistenza. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...