Quel 25 Aprile a Pancalieri

 

A Pancalieri, nei giorni della Liberazione entrò subito in funzione la nuova giunta comunale, composta da: Domenico Galeasso (Sindaco), Giovanni Calvino, Michele Chiattone, Casto Cimolino e Ottavio Pochettino. Membri del C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale) erano Lina Cuneo-Bertogliatti (U.D.I.), Antonio Sola (P.C.I.), Giovanni Senestro (P.S.I.) e Piero Gamba, che posata la divisa da repubblichino, si autonominerà membro per la D.C.

Subito si riaccendono, dopo cinque anni di oscuramento, le lampade elettriche per le strade, sistemate alla meglio, ma con la massima celerità dagli elettricisti Libra e Palmero. Gli angloamericani entrano in Torino il 3 maggio 1945; comandante della piazza è nominato l’americano colonnello Fiore, (dal nome presumo fosse di origine italiana), che nei giorni successivi si recherà a far visita a tutti i comuni, compreso il nostro. Qui verrà ricevuto col massimo degli onori dal Sindaco, al quale per nessun motivo al mondo, si è riusciti a far indossare la fascia tricolore che indossava il suo predecessore del prefascismo, conservata e scovata in un cassetto, da qualche impiegato. Dopo il discorso fatto dal balcone del palazzo comunale, dove in precedenza eravamo abituati a sopportare solo gerarchi fascisti, il colonnello ci lascia, salutato dalle nuove autorità e dalla popolazione.

Nei giorni successivi giungono le truppe di occupazione angloamericane che si accampano in riva al Po a Casalgrasso e tirano cavi telefonici nei fossi fino a Pancalieri. Sono benvoluti da tutti, non solo per la simpatia, ma perché portano con se viveri in abbondanza ed ogni ben di Dio.

Tra gli sfollati a Pancalieri, c’era pure un gelataio di via Cigna a Torino che aveva perso tutto nei bombardamenti. Aveva trovato sistemazione nella casa Abbiate (ora Tamagnone) a San Rocco, e con qualche aggeggio refrigerante riusciva a confezionare ghiaccioli che vendeva nel cinema, sempre pieno zeppo, campando così lui e la famiglia. Finita la guerra ci svelò la ricetta del «cigno», come lo chiamava lui: acqua, passata nella «rapa» (residui di uva che lasciava il vi-no), con aggiunta di pastiglie di saccarina in mancanza dello zucchero. Nel dopoguerra riuscì anche ad aprire un negozietto verso l’incrocio stradale in via Principe Amedeo (attuale casa Rivoira), dove vendeva nei giorni estivi. Fu appunto in questo negozietto, che si riversarono le truppe angloamericane di stanza nella zona. Portarono zucchero, cacao, latte condensato e il necessario per farsi con-fezionare i gelati. Tutto in quantità tale che Aldo Malandrone (così si chiamava), riusciva anche a soddisfare il desiderio di tutta la popolazione.

Il parroco, Teol. Perardi, organizzò una funzione di ringraziamento per la fine della guerra, in parrocchia, gremitissima come non mai, e un’altra nel santuario dell’Eremita, ristrutturato in quegli anni come voto alla Madonna. Si andò in processione, alla quale parteciparono pure, tra gli altri, i partigiani pancalieresi.

(dal libro: “La bottega del Ciabattino” di Giovanni Senestro. Ed Alzani)

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Sono un curioso del XX secolo
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