Avevamo un sogno, grazie Sergio

Da un pò  non sono sulle pagine di questo blog, causa impegni che ti fanno mancare il tempo e a volte anche l’ispirazione. Poi arriva la notizia, che ti fa tornare indietro nei ricordi, che smuove i pensieri, e allora ti fermi finalmente a pensare.

La morte di Sergio Zaniboni, mi ha fatto quell’effetto, ecco perché ci tengo a ricordarlo, chi era? Un politico, uno storico?, un calciatore? Niente di tutto questo, era qualcosa di ben piu’ importante per me, era il disegnatore di Diabolik. All’epoca, parliamo degli anni 70, davo una mano ai miei genitori a gestire l’edicola cartoleria di Pancalieri e a 13/14 anni avere la possibilità di leggere gratis tutti i giornalini era per me il massimo (altro che parlare di sfruttamento minorile). Diabolik era per me e per tanti miei amici, il nostro eroe immaginario, una sorta di Robin Hood, con molta più classe. Ricordo che in seconda media, eravamo tutti così presi da questo personaggio, che avevamo battezzato la nostra squadra di calcio: “ Diabolika”.

Diabolik era uno dei miei fumetti preferiti, insieme a Zagor e ai personaggi della Marvel, piaceva la sua figura spregiudicata, il suo savoir faire, la sua Jaguar E. Mi piaceva soprattutto il fatto che fosse un fumetto “border line” nel senso che non era un fumetto per adulti (che comunque sbirciavo sempre) ma non era nemmeno un Topolino, storie particolari, donne affascinanti, colpi audaci, altro che Qui, Quo Qua..

Ecco che coi ricordi si mette in moto la curiosità, sapevo da mio padre, che il titolo del fumetto era ispirato ad un film di Totò, Totò Diabolicus , uscito nelle sale nella primavera 1962, lo stesso film (considerato uno dei migliori interpretati dall’attore Napoletano) pare abbia tratto il nome da un fatto di cronaca accaduto a Torino nel 1958 dove un misterioso assassino si firmava Diabolich. Nel 1968 uscì anche il film, diretto da Mario Bava e interpretato da John Philip Law e  Marisa Mell nei panni di Eva Kant, il film fu girato tra Roma e Torino, e godeva della colonna sonora di Ennio Morricone, ancora adesso è considerato una delle icone dei film italiani di quegli anni. Naturalmente, siccome mio padre era gestore del Cinema Comunale a Pancalieri, lo convinsi a noleggiare la pellicola, che venne proiettata nel febbraio 1970, con un discreto successo.

Sergio Zaniboni, non fu propriamente l’inventore di Diabolik, cominciò ad illustrare le storie del ladro nel 1969, il primo numero usci nel novembre 1962. Fu però quello che diede ai personaggi i tratti tipici che li accompagnano ancora adesso, la sua passione per cinema e fotografia, lo portava in modo maniacale a studiare le pose dei personaggi che prima ritraeva in fotografia e poi disegnava a matita. Per Eva Kant, che nei numeri iniziali aveva i tratti di Grace Kelly, Zaniboni si affidò a una giovane modella torinese, Cristina Adinolfi, che un po’ di tempo fa mi confidò “Devo molto a Sergio, per più di dieci anni mi ha “usata” come sagoma femminile per Eva, mi ha insegnato a stare seduta, come mettere le gambe, come muovermi….cose che sono diventate il mio stile di vita”. E a vederla, così sempre affascinante (ogni tanto porta ancora la maglia nera a collo alto) ti aspetti che da un momento all’altro salti sulla Jaguar per un nuovo e memorabile colpo.

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Sono un curioso del XX secolo
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