I fascisti a Pancalieri

All’inizio il P.N.F.(Partito Nazionale Fascista) aveva la sede nell’attuale archivio comunale, con ingresso da sotto l’ala, (cioè dal lato verso la piazzetta delle scuole). Credo occupasse anche le camere adiacenti che davano sull’ala: in seguito, quando il comune decise di sopprimere l’ala per costruire nuovi vani, la sede del Fascio si spostò nei locali a fianco del teatro comunale, per poi ritornare nel 1937 nel palazzo comunale (sempre dallo stesso lato).

Ogni  tanto  arrivava  a  Pancalieri  il «federale», (segretario provinciale della federazione fascista) a  passare in  rassegna le forze del partito, o addirittura si faceva portare, – se era la stagione – una trebbiatrice in piazza e si metteva a trebbiare il grano davanti alla folla, naturalmente  per imitare  il Duce,  fotografato, e filmato a più riprese a torso nudo.

Si trattava soprattutto di pura propaganda elettorale. Al regime fascista non bastava più il 98,33 % di consensi, come nel 1929. Voleva il 100 %. I gerarchi  pancalieresi crearono addirittura un giornale locale, Non era un capolavoro di stampa, perché allora esisteva solo il ciclostile, e poi anche perché fu fatto in fretta e furia: porta la data di giovedi 8 marzo 1934, e il federale arrivò a Pancalieri il giorno dopo. Le elezioni plebiscitarie si svolsero domenica 25 marzo 1934. Saranno le ultime del regime fascista. Il «miracolo» si avvera: a Pancalieri 666 elettori su 671 aventi diritto al voto, (a quell’ epoca votavano solo gli uomini) votano compatti «SI», e nessuno si azzarda a votare no, per- ché le schede,  sono riconoscibilissime, soprattutto dall’esterno. Così solo 5 pancalieresi che la pensavano diversamente, preferirono non andare a votare, (forse dichiarandosi indisposti) per non incappare in ben più gravi conseguenze.

Non  mancavano  però già in quel periodo storielle nei confronti del regime, naturalmente venivano raccontate con la massima riservatezza.  Ne ricorderò una, tra le tante, che ha sapore…locale. Via delle Scuole, in quegli anni era illuminata solamente da due lampadine sistemate all’estremità della strada, a metà di questa – ove si restringe facendo gomito – (luogo abituale di ritrovo delle coppiette), un antifascista pensò bene di fare i suoi  bisogni,  mettendoci   sopra  un  foglio  con  la  scritta:  «Qui lascio, metà per il Duce e metà per il fascio», i fascistelli di allora, furibondi, obbligarono il comune a installare un punto luce in quell’angolo. Il «sovversivo»  (come venivano allora chiamati gli avversari del regime), tornò nuovamente a rifare ciò che aveva fatto in precedenza, modificando però il contenuto del biglietto, così: «Ora che c’è la luce, niente al fascio, tutto al Duce».

Qualcuno mi raccontò che non si trattava di barzelletta ma che il fatto fosse realmente accaduto.

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Sono un curioso del XX secolo
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