Il giardino zoologico di Torino

 

Dopo la decisione presa dal Comune. Si cerca un giardino per la sede dello Zoo.  Il parere del soprintendente ai Monumenti e alle Belle Arti: non guastare il panorama caratteristico del Monte dei Cappuccini.  Non v’è dubbio che una delle decisioni più simpatiche e popolari prese di recente dall’amministrazione civica sia stata quella di dotare Torino d’un giardino zoologico, accettando una nota proposta privata. Cosi poco pittoresca è la vita contemporanea in una grande città, così tediose e monotone sono le giornate malgrado il tumulto delle cose e dei casi straordinari — anzi, proprio per questo, perché nulla v’è di più malinconico del non potersi più stupire, nel male e nel bene —, che l’idea degli elefanti e delle tigri, degli orsi e dei pitoni, delle scimmie e dei marabù sulle rive del Po, ridestò in tutti, grandi e piccini, fantasie liete, colorite di esotismo. Benvenute dunque le belve, quando giungeranno in questa nordica e nebbiosa Torino.

(La Nuova Stampa, 15 gennaio 1955)

 

Nel dicembre 1950 viene presentato al Consiglio Comunale il progetto dell’Ing. Manfredi per un giardino zoologico al Valentino, ampliato e accompagnato da un plastico degli impianti. In un primo tempo erano state individuate come aree da utilizzarsi per l’impianto dello zoo il nuovo parco della Pellerina e poi il parco pubblico Leone Ginzburg . A quest’ultimo progetto si era opposta la Soprintendenza ai Monumenti per il Piemonte, a causa della vicinaza col Monte dei Cappuccini e della Gran Madre, venne scelto quindi il vicino Parco Michelotti, più defilato e meno frequentato dalla borghesia torinese. L’idea del giardino zoologico, venne ai fratelli Arduino e Sandro Terni, cacciatori e grandi esperti di animali. I Terni, avevano rilevato il negozio di animali dei fratelli Molinar (grandi cacciatori di animali feroci) in piazza Castello e nutrivano adesso questo grandioso progetto.

Fra meno di un mese cacciatori ed esperti partiranno da Torino per i quattro angoli del mondo. Primo fra tutti, come è naturale, sarà Arduino Terni, l’uomo che da parecchi lustri vive cercando e allevando, con l’amore del collezionista, animali di ogni latitudine ed è stato uno dei migliori collaboratori dei fratelli Molinar nel nome da quali continua a lavorare.< Non posso dirvi nulla per ora dello Zoo di Torino — ci ha detto stamane nel suo ufficio di via Goldoni — una cosa è certa: sarà fra i più belli e quasi certamente uno dei più moderni d’Europa. Poche gabbie, molta libertà per gli animali: questo è il nostro motto. Terni sta preparando qualche grossa sorpresa per lo zoo di Torino. Fra pochissimo tempo andrà in Birmania a raggiungere il figlio Sandro diciottenne, partito anch’egli alla caccia di elefanti.  Oltre ai grossi pachidermi arriveranno sulle rive dei Po dall’Oriente tigri malesiane, orsi, serpenti dalle lunghe schiene striate. E, forse, il rinoceronte indiano.   (La Nuova Stampa, 2 marzo 1955)

 

Il 20 ottobre 1955 alla presenza del Sindaco Avv.Peyron, il giardino zoologico viene inaugurato

Un articolo della Stampa datato 29 gennaio 1971, dal titolo: “I leoni se ne vanno” dice: “Lo zoo del Parco Michelotti ospita attualmente 117 mammiferi, 739 uccelli, 114 rettili e 1353 pesci su una superficie quadrata di 50.000 metri. Uno zoo medio ormai insufficiente per una metropoli quale vuole essere Torino. Per questo il sindaco si è preoccupato di trovare una nuova sistemazione nel parco di Stupinigi. Qui sarà possibile aumentare il numero degli animali con nuove specie e creare un moderno parco zoologico in cui siano abolite le sbarre e gli animali possano vivere in un ambiente naturale e non più completamente ricostruito. E’ un nuovo orientamento già adottato in alcune capitali europee, più piacevole per i visitatori che possono unire alla visita l’occasione per una scampagnata. Ci sarà anche, sia pure in miniatura, la possibilità di un safari fotografico. Un progetto in questo senso è già stato preparato e verrà consegnato nei prossimi giorni ai competenti uffici comunali.

Non se ne fece nulla e il 22 marzo 1987 sempre il quotidiano torinese scrive: Rimangono 6 giorni alla chiusura dello zoo che era stato aperto 31 anni fa (1955): dice il direttore: ‘Ricordo quando, il 20 ottobre 1955, i giornali con orgoglio lo chiamavano La città zoologica e lodavano il progetto avveniristico dell’ing. Gabriele Manfredi.

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2 risposte a Il giardino zoologico di Torino

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