Nino Farina

Nino Farina, durante il Gran Premio del Valentino che si svolse a Torino il 1° settembre 1946

Nino Farina, durante il Gran Premio del Valentino che si svolse a Torino il 1° settembre 1946

Forse non tutti sanno che il primo Campione del Mondo della Formula 1, nata nel 1950 fu un italiano, per la precisione un torinese, Giuseppe Farina, detto “Nino“, che ebbe anche il merito di conquistare la prima pole, la prima vittoria e il primo giro più veloce nella gara inaugurale di Silverstone.

Nato il 30 ottobre 1906, figlio di Giovanni Farina, fondatore della Carrozzeria Stabilimenti Farina di corso Tortona e a sua volta fratello del Battista Farina destinato a grande notorietà come Pinin Farina, iniziò a correre giovanissimo, non trascurando però gli studi, che lo portarono a laurearsi in Legge e ad aggiungere un tocco di raffinatezza alla sua già rilevante personalità. Il suo coraggio e la sua determinazione, che gli diedero grandi successi ma che lo resero protagonista di spaventosi incidenti, gli consentirono di primeggiare fin dagli anni ’30, sia nelle gare di velocità che di durata.

A 19 anni la sua prima corsa su Chiribiri, la Aosta – Gran San Bernardo, durante la quale ebbe il primo di una lunghissima serie di incidenti. Dopo qualche anno di interruzione, dovuta alle preghiere paterne, Farina tornò alle corse. L’attenzione sul giovane ed irruente pilota torinese crebbe: stavolta fu lo straordinario scopritore di talenti Enzo Ferrari a notarlo, ed offrirgli una sua macchina, per 500 lire al mese e una percentuale sui premi. All’epoca la scuderia Ferrari era già la più importante squadra corse italiana, l’unica in grado di affrontare, qualche volta anche vittoriosamente, lo strapotere delle tedesche Mercedes e Auto Union.

Ma tra un incidente e l’altro arriviamo al magnifico 1950, quando a scendere in campo per difendere i colori dell’Alfa Romeo nel primo Campionato del Mondo di F1 sono le tre F, quanto mai temibili ed agguerrite: Farina, ormai quarantaquatrenne, Fangio, astro nascente argentino di 39 anni, e l’esperto Fagioli, cinquantaduenne. Dopo le vittorie di Farina a Siverstone e a Berna, e quelle dell’argentino a Montecarlo, Spa e Reims, l’ultima corsa, che doveva svolgersi a Monza, assunse un’importanza decisiva. Fu una corsa drammatica, ma alla Farina la spuntò.

Il suo stile  era  istintivamente irruente, al confine con lo spericolato, Farina era un “primo pilota” assai completo. Le piste a lui più adatte erano quelle veloci, dove poteva mettere in mostra l’inappuntabile tecnica di guida esaltata dalla posizione lontana dal volante, con le braccia quasi completamente tese. (la moglie, qualche anno dopo la sua scomparsa, raccolse in un libro le sue memorie e lo intitolò “A braccia tese”, proprio per ricordare uno stile di guida da lui inaugurato). Dopo il mondiale disputò ancora ventiquattro Gran Premi, vincendone due, oltre a numerose gare minori.

Ritiratosi definitivamente dalle corse nel 1955, dopo aver tentato anche di misurarsi nel prestigioso GP di Indianapolis, Farina affrontò la “pensione” in una condizione sociale ed economica di primo livello, ma dopo essere scampato al fato nel corso di tante gare, un incidente stradale lo privò della vita all’età di 60 anni. Ancora oggi Giuseppe Farina rimane, insieme ad Alberto Ascari, l’unico Campione del Mondo di Formula 1 di nazionalità italiana.

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