Vedete quelle montagne ?

Pompeo Colajanni, Il Comandante Barbato, parla a Torino in piazza San Carlo in occasione del 40° Anniversario della Liberazione

Pompeo Colajanni, Il Comandante Barbato, parla a Torino in piazza San Carlo in occasione del 40° Anniversario della Liberazione

Erano i giorni successivi alla deposizione di Benito Mussolini, il Tenente anziano Pompeo  Colajanni,  del Reggimento Nizza Cavalleria, di stanza a Pinerolo, originario di Enna, avvocato, uomo dotato di grande intuito e intelligenza, aveva già da tempo fondato l’AMIL  Associazione Militare Italia Libera. Era questa una organizzazione clandestina antifascista, e Lui diffondeva il suo pensiero  anche tra i bersaglieri e gli alpini, ed allacciava rapporti con gli esponenti di tutti i partiti antifascisti.

In quei giorni  a Pinerolo il Colonnello  Raffaele Cadorna Comandante della Scuola di Applicazione di Cavalleria viene sostituito dal Generale Guglielmo Barbò notoriamente più vicino ai Tedeschi, che prevedendo il distacco dell’esercito Italiano dalla guerra incominciano a fare arrivare rinforzi dalla Germania, le loro migliori divisioni attraversano il confine del Tarvisio per invadere le principali città del nord Italia. Colajanni capisce subito la grave situazione e in una riunione con altri militari e civili antifascisti sulla piazza centrale di Cavour li incita indicando il Monviso:  “Vedete quelle montagne ? Presto saranno piene di veri Italiani”  .

Racconta lo scrittore Augusto Monti che in quel periodo era nella cittadina del Pinerolese: “…quella sera vidi radunati sulla piazza del Municipio di Cavour, tutti quei soldati, li aveva chiamati un loro Ufficiale, Tenente anziano, calava la notte, sulla piazza coi soldati, uomini, donne, gente del paese. Parlò l’Ufficiale che disse: “..ragazzi, arrivano i Tedeschi, il Generale Barbò comandante la scuola, ci dà ordine di rientrare a Pinerolo. Vuole evidentemente metterci a disposizione dei Tedeschi per la guerra. Io a Pinerolo non ci torno, Io vado in montagna, e voialtri cosa fate ?”   –  Tutti risposero: “Signor Tenente veniamo con lei”.

E partirono, prendendo la via del Monte Bracco, dalle parti di Revello, che divenne la prima loro base Partigiana, col tempo scelsero poi il Montoso perché più boschivo e permetteva migliori ripari Pompeo Colajanni aveva già scelto il suo nome di battaglia: Nicola Barbato. Era costui un fervente socialista siciliano del primo novecento. Con lui partirono molti altri militari destinati a riempire le pagine della storia Partigiana: Vincenzo Modica (Petralia) e Giovanni Latilla (Nanni). Si unirono poi Il filosofo Ludovico Geymonat, Gian Carlo Pajetta e Antonio Giolitti. 

Iniziò così la storia di una delle prime bande Partigiane (il distaccamento garibaldino “Pisacane”), da cui si sarebbero poi sviluppate, le brigate Garibaldi in Piemonte, con divisioni e raggruppamenti di divisioni. Il nome di “Barbato“, divenuto comandante della VIII Zona (Monferrato) e vicecomandante del Comando militare regionale piemontese, divenne presto leggendario per le imprese delle formazioni al suo comando e per la competenza militare, fu il primo a capire l’importanza della teoria della pianurizzazione che prevedeva il lento abbandono delle zone di montagna per scendere a valle ed affrontare direttamente il nemico

Nell’approssimarsi dell’insurrezione generale, Colajanni, che intanto aveva liberato Chieri, ebbe il compito di investire e liberare Torino, coordinando le formazioni Garibaldi, GL, Matteotti e Autonome. Memorabile, in questa circostanza, l’incontro tra “Barbato” e il capitano Schmidt, dei servizi di sicurezza tedeschi che, in nome dell’ambasciatore Von Rahn, voleva trattare una tregua. “Ho poteri per combattere o per accettare la vostra resa senza condizioni“, disse “Barbato”; “Faremo fare a Torino la stessa fine di Varsavia” replicò Schimdt.

Il mattino del 28 aprile Torino era completamente liberata e Colajanni veniva designato vicequestore.

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