Fischia il vento

 

Nel libro “Taccuino alla macchia” di Guido Somano partigiano nel cuneese, alla data del 13 Febbraio 1944 si legge “…camminiamo tutta la mattina prima di riuscire a prendere contatto con Martinengo. I suoi uomini, che dapprima ci anno guardato con sospetto, ora fraternizzano con noi. Il loro morale è alle stelle. Cantano una canzone che non ho mai sentito e che è bellissima e che dice… …fischia il vento urla la bufera”

Il testo è stato scritto dal colonnello Felice Cascione, comandante partigiano sulle montagne della Liguria e medaglia d’oro al valor militare, sull’aria del canto popolare russo Katiuscia, una canzone dell’esercito sovietico scritta nel 1938 dal poeta Michail Isakowski e portata in Italia dai nostri reduci dopo la campagna di Russia. Si presume verso la fine del 1943 anche se molti la datano ad inizio settembre, con la nascita delle prime bande partigiane.

Felice Cascione, medico di Imperia, figlio di antifascisti, dopo l’otto settembre  entrò subito nella Resistenza  contro i tedeschi. Si mise a capo di un’improvvisata brigata partigiana, la prima dell’Imperiese, a Diano Castello . La sua professione divenne il suo nome di battaglia “u mégu” (il medico). Oltre a combattere contro i nazifascisti fece anche molta assistenza medica ai feriti, ma anche agli abitanti delle valli dell’entroterra. Alla banda si aggiunse Giacomo Sibilla, nome di battaglia Ivan, reduce dalla campagna di Russia. Nella regione del Don, “Ivan” fece conoscenza con prigionieri e ragazze russe; da loro imparò la canzone Katiuscia, “Ivan” la scolpì nella mente e la portò con sé in Italia, appassionato di chitarra, cominciò ad abbozzare alcune note mentre “u mégu” insieme ai Partigiani “Vassili” e “Vittorio il biondo” ne composero i versi.

Fu quindi la prima canzone partigiana in assoluto che piano piano si estese verso tutto il Piemonte diventando l’inno delle Brigate Garibaldi.  La canzone fu intonata per la prima volta a Curenna, frazione di Vendone,  nel Natale 1943 e cantata in forma ufficiale ad Alto, nella piazza di fronte alla chiesa, il giorno dell’Epifania 1944

Felice Cascione, valoroso Partigiano, venne insignito della medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione: «Perseguitato politico, all’annuncio dell’armistizio iniziava l’organizzazione delle bande partigiane che sotto la sua guida ed al suo comando compirono audaci gesta per la redenzione della Patria. Arditi colpi di mano, atti di sabotaggio, azioni di guerriglia sulle retrovie nemiche lo videro sempre tra i primi, valoroso fra i valorosi, animatore instancabile, apostolo di libertà. Ferito in uno scontro contro preponderanti forze nazifasciste rifiutava ogni soccorso e rimaneva sul posto per dirigere il ripiegamento dei suoi uomini. Per salvare un compagno che, catturato durante la mischia, era sottoposto a torture perché indicasse chi era il comandante, si ergeva dal suolo ove giaceva nel sangue e fieramente gridava: « Sono io il capo ». Cadeva crivellato di colpi immolando la vita in un supremo gesto di abnegazione.».

Informazioni su labottegadelciabattino

Sono un curioso del XX secolo
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