La storia della Ferraniacolor

Totò a colori del 1952 è’ il primo film girato completamente a colori nella storia del cinema italiano col sistema Ferraniacolor.

Venne prodotto da Carlo Ponti e Dino De Laurentis con la regia di Steno e la sceneggiatura di Age e Scarpelli, stampato negli stabilimenti Ferrania vicino a Savona. L’uso di una pellicola a colori per quei tempi necessitava l’impiego di luci molto forti, Tonino Delli Colli, che di quel film fu direttore della fotografia, dichiarò che la pellicola era a 6 (sei) ASA, questo andò a scapito della vista di Totò che soffriva già di problemi all’occhio sinistro, nessuno osava guardare in quelle lampade ad arco all’epoca per paura di danni alla retina, si dice che la parrucca di Totò fumasse tanto era il caldo, e che lui, nel bel mezzo di una scena addirittura svenne.
Ma facciamo un salto nella storia di questa azienda e nella sua storica sede in quel di Ferrania, grazie alla particolare posizione geografica vicina al mare, al raccordo ferroviario e alla strada nazionale Savona-Torino, nacque nel 1915 uno stabilimento della Società Italiana Prodotti Esplodenti (SIPE), produceva polvere B per l’artiglieria russa, impiegata nella 1° Guerra Mondiale. La SIPE con il concludersi del conflitto, previde la riconversione dello stabilimento abbandonando la produzione della nitrocellulosa (cotone collodio) per la fabbricazione di celluloide per pellicole cinematografiche, radiografiche e naturalmente fotografiche. Grazie ad un accordo con la Pathé Fréres di Parigi (una delle maggiori case cinematografiche dell’epoca) nacque la Fabbrica Italiana Lamine Milano (FILM). Nel 1923 avvenne la presentazione all’esposizione di Torino della prima pellicola cinematografica positiva. Dopo un inizio incerto, il prodotto andò lentamente affermandosi sul mercato tanto che nel 1926 il bilancio della FILM ferrania andò in pareggio. Nel 1938 iniziarono gli studi sul colore, che portarono ad effettuare le prime prove industriali nel 1941 a conflitto già iniziato. Purtroppo gli eventi bellici portarono ad un rallentamento della produzione, sia per la mancanza di materie prime, sia per la chiamata alle armi di molti “filmisti”. Durante la tragica epoca della Repubblica Sociale Italiana, “ferrania” prese la denominazione di “Stabilimento Ausiliario Germanico”. Il 25 aprile 1945, con la liberazione anche la produzione iniziò lentamente a riprendere quota. Nel 1946 ripresero le ricerche sul colore con il contributo di tecnici tedeschi dell’Agfa, in questi anni iniziò anche la stagione d’oro della ferrania legata al cinema, grazie alla migliorata produzione della pellicola bianco nero sue pellicole furono utilizzate per alcune dei film più belli e dei più grandi autori del dopoguerra. Il 2 giugno 1964 nacque dall’accordo con una grande multinazionale americana, la Ferrania-3M, iniziò così il cambiamento di immagine e di indirizzo produttivo voluto dai vertici americani per tagliare i rami non produttivi. Nel 1971 venne abbandonata la dicitura Ferrania divenendo 3M Italia, nel 1996 una nuova riqualificazione, una società a prevalente capitale americano chiamate IMATION. E’ storia di oggi la chiusura dello stabilimento e di ogni attività nell’attesa di una nuova riconversione aziendale che tarda ad arrivare e forse non arriverà mai.

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Sono un curioso del XX secolo
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