Il primo Governo Mussolini

30 Ottobre 1922, due giorni dopo la manifestazione organizzata dal Partito Nazionale Fascista ricordata come la “Marcia su Roma” che portò a Roma migliaia di militanti che rivendicavano al Sovrano la guida del paese minacciando di ricorrere alla forza e che nel tempo venne considerata come l’epilogo della rivoluzione fascista tanto da diventare il punto di partenza degli anni per il calendario dell’era fascista, Mussolini sale al Quirinale per sottoporre al Re Vittorio Emanuele III la lista dei ministri del suo primo governo. Oltre a Mussolini stesso, che si prende anche l’interim degli Interni e degli Esteri, vi figurano tre fascisti (A. Oviglio alla Giustizia, A. De Stefani alle Finanze, G. Giuriati alle Terre Liberate), due popolari (V. Tangorra al Tesoro e S. Cavazzoni al Lavoro e Previdenza sociale), due militari (A. Diaz alla Guerra e P. Thaon di Revel alla Marina), due democratici (G. Carnazza ai Lavori pubblici e T. Rossi all’Industria e Commercio), un nazionalista (L. Federzoni alle Colonie), un demosociale (G. A. Colonna di Cesarò alle Poste), un liberale (G. De Capitani d’Arzago all’Agricoltura) e un indipendente, poi fascista (G. Gentile all’Istruzione). L’omicidio di Giacomo Matteotti (il deputato Socialista che aveva accusato Mussolini di brogli elettorali) avvenuto il 10 giugno 1924 da parte di una banda di squadristi neri comandata da Amerigo Dumini, e molti altri raid organizzati dalle famigerate camice nere contro esponenti antifascisti portano il Governo verso la crisi, In seguito il regime fascista – fino ad allora al governo in maniera statutaria – subirà una svolta autoritaria che porterà all’abolizione delle libertà democratiche e alla realizzazione di una dittatura autoritaria. Il potere relativamente ampio del regime mussoliniano, ottenuto tramite la soppressione poliziesca dell’opposizione politico-partitica e il contemporaneo ottenimento di un vasto consenso interno, consentirà al fascismo di imprimere radicali modificazioni al paese, alla sua società, alla sua cultura e alla sua struttura economica, nel corso dei due decenni di governo, detti Ventennio, il fascismo cercherà anche di imporre la propria visione antropologica al popolo italiano attraverso politiche educative, culturali, e infine attraverso una legislazione razzista e antisemita, Il 31 dicembre 1925 entrò in vigore la legge sulla stampa (Legge 2307/25), la quale disponeva che i giornali potevano essere diretti, scritti e stampati solo se avevano un responsabile riconosciuto dal Prefetto, quindi dal governo. tutti gli altri venivano considerati illegali. Infine, la Legge n. 563 del 3 aprile 1926 proibì lo sciopero e stabilì che soltanto i sindacati “legalmente riconosciuti”, quelli fascisti (che già detenevano praticamente il monopolio della rappresentanza sindacale dopo la conclusione del Patto del 2 ottobre 1925 fra la Confindustria e le corporazioni fasciste), potevano stipulare contratti collettivi. Le elezioni del 24 marzo 1929, le prime del regime fascista, furono quasi un plebiscito, l’affluenza al 90%, i SI furono 8.506576, i NO 136.198, il fascismo era ormai saldamente insediato alla guida dello stato Italiano.

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Sono un curioso del XX secolo
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